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Birra italiana all’estero, è record

20.06.19

Nel 2018 l’export totale di birra italiana ha superato i 304 milioni di litri dopo una crescita ininterrotta nell’ultimo ventennio. Un successo costruito e confermato partendo proprio dall’interno dei confini nazionali

Birra italiana all'estero, è record

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Mai così tanta birra italiana è stata bevuta all’estero dove fa registrare un balzo delle bottiglie esportate del +33% nel 2019 mettendo a segno un record storico. E’ quanto è emerge da una analisi di Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi al primo trimestre dell’anno in occasione dell’apertura a Roma del primo “Salone della birra agricola” per  la nascita del Consorzio per la tutela e la promozione della birra artigianale italiana. Il Made in Italy vola proprio in quei Paesi per i quali la birra è una specie di tradizionale nazionale: dai pub del Regno Unito, dove finisce quasi la metà dell’export italiano, che hanno aumentato il loro consumo di quasi il 25% nel primo trimestre del 2019 a quelli della vicina Irlanda dove gli acquisti di birra sono più che raddoppiati (+114%) come in Germania (+113,5%), dagli Stati Uniti che sono il secondo importatore dopo la Gran Bretagna e sono cresciuti di oltre il 36% ai veri e propri record in Spagna dove la “cerveza” italiana è triplicata o in Olanda dove è addirittura quintuplicata, ma volano anche paesi del nord Europa come la Norvegia che sfiora l’80% di crescita.

Nel 2018 l’export totale di birra italiana ha superato i 304 milioni di litri dopo una crescita ininterrotta nell’ultimo ventennio. Un successo costruito e confermato partendo proprio dall’interno dei confini nazionali dove il consumo pro capite ha raggiunto i 33,6 litri, il massimo di sempre, con una crescita del 14,3% negli ultimi dieci anni. Nel 2018 per la prima volta nella penisola i brindisi a base di birra hanno superato 20 milioni di ettolitri conquistando oltre la metà degli italiani, portando l’Italia a superare la Francia ma ancora lontano dai 138 litri bevuti ogni anno in media dagli abitanti della Repubblica Ceca. La birra è sempre più bevanda di degustazione con richiami al territorio e al Made in Italy valorizzando l’origine nazionale delle materie prime utilizzate, con più di 6 boccali su 10 che vengono consumati in casa, con familiari e amici. Mentre si assiste a una progressiva destagionalizzazione con consumi che dall’estate si allargano all’autunno e all’inverno.

Il balzo della birra italiana è favorito da una forte diversificazione dell’offerta in particolare nella birra artigianale per un consumo che è diventato negli anni sempre più raffinato e consapevole con numerosi esempi di innovazione, specialità altamente distintive e varietà particolari: dalla birra aromatizzata alla canapa a quella pugliese al carciofo di colore giallo paglierino, dalla birra senza glutine al riso Carnaroli del Piemonte a quella con la zucca, dalla birra con le arance di Sicilia a quella con le scorze di bergamotto, da quella alla ciliegia a quella con le fragole, da quella al miele di erica alla birra con le prugne e non mancano neppure la birra aromatizzata al pane e quella al grano saraceno.

“Con il record di 41,8 miliardi di euro di valore dell’export agroalimentare – sottolinea il Presidente di Coldiretti Ettore Prandini – il Made in Italy si conferma uno straordinario volano di sviluppo per la nostra economia con una capacità di vincere sui mercati esteri che potrebbe essere rafforzata superando la frammentazione e dispersione delle risorse per la promozione del vero Made in Italy all’estero puntando a un’Agenzia unica che accompagni le imprese in giro nel mondo ed investendo sulle ambasciate, mentre a livello nazionale servono trasporti efficienti sulla linea ferroviaria e snodi aeroportuali per le merci che ci permettano di portare i nostri prodotti rapidamente da nord a sud del Paese e poi in ogni angolo d’Europa e del mondo”

 

IL BOOM DELLE BOTTIGLIE DI BIRRA MADE IN ITALY STAPPATE ALL’ESTERO

Olanda +412,7%
Spagna +199,2%
Irlanda +114,2%
Germania +113,5%
Norvegia +79,4%
Stati Uniti +36,1%
Regno Unito +24,9%

TOTALE                                                                                                                                                             +33,0%

Fonte: elaborazione Coldiretti su dati Istat I trimestre 2019 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente

 

 

Dal 1 luglio scatta lo sconto sulle birre artigianali

Con il caldo arriva lo sconto sulle birre artigianali grazie al taglio del 40% delle accise sulle produzioni dei microbirrifici che spingono l’aumento degli acquisti Made in Italy. E’ quanto annuncia la Coldiretti in occasione della nascita del primo Consorzio per la tutela e la promozione della birra artigianale italiana con l’entrata in vigore lunedì 1 luglio del Decreto inserito nella Legge di Bilancio 2019 che prevede una riduzione delle accise del 40% per chi produce fino a 10mila ettolitri/anno e si va a sommare all’ulteriore riduzione a 2,99 euro dell’accisa per ettolitro e per grado-Plato inserita con l’ultima Legge di Bilancio.

Un sostegno al consumo di una bevanda che riscuote un successo crescente in Italia dove si assiste ad una moltiplicazione di iniziative imprenditoriali con 862 birrifici artigianali per una produzione che supera i 55 milioni di litri a livello nazionale. Si tratta di un settore cresciuto del 330% negli ultimi dieci anni dove spesso sono protagonisti i giovani con iniziative imprenditoriali su tutte le tipologie di birra, dalle classiche lager a quelle speciali, che hanno generato tremila posti di lavoro diretti grazie anche a profonde innovazioni che  vanno dalla certificazione dell’origine a chilometro zero al legame diretto con le aziende agricole fino ai mercati degli agricoltori di Campagna Amica. Ben 9 microbirrifici su 10 beneficeranno dell’agevolazione secondo un’analisi di Coldiretti.

La regione in cui sono presenti più birrifici artigianali è la Lombardia, seguita da Piemonte, Veneto e Toscana, mentre la regione del centro-sud con più strutture è la Campania. Oltre a contribuire alla crescita dell’economia dei territori la birra artigianale rappresenta anche una forte spinta all’occupazione soprattutto tra gli under 35 che sono i più attivi nel settore con profonde innovazioni che vanno dalla certificazione dell’origine a chilometri zero al legame diretto con le aziende agricole con forme distributive innovative come i “brewpub” o i mercati degli agricoltori di Campagna Amica.

Si stanno creando anche nuove figure professionali come il “sommelier delle birra” che conosce i fondamentali storici dei vari stili di birre ed è capace di interpretarne, tramite opportune tecniche di osservazione e degustazione, i caratteri principali di stile, gusto, composizione, colore, corpo, sentori a naso e palato e individuarne gli eventuali difetti, oltre a suggerire gli abbinamenti ideali con primi piatti, carne o pesce e anche con i dolci. Il 77% degli italiani bevitori di birra è favorevole a sperimentare nuovi ingredienti e sapori secondo una ricerca Doxa

Ben il 48,3% dei consumatori beve birra per accostarla ai cibi a cui si abbina alla perfezione secondo un’analisi di Coldiretti su dati Astraricerche. Anche perché ogni tipologia di birra ha un suo particolare patrimonio di gusto e profumi che vanno dagli agrumi alla mela verde, dai chiodi di garofano alla liquirizia, dalla vaniglia alla cannella, dalla carruba al bergamotto. Da nord a sud della penisola il comparto della birra alimenta una filiera che, fra occupati diretti e indotto, offre lavoro a oltre 140mila persone. Il boom delle birre artigianali Made in Italy ha spinto le semine di orzo che aumentano quest’anno del 3% rispetto all’anno precedente, per un totale di 267.868 ettari. Sempre più numerose infatti sono le iniziative progettuali agricole che si basano sull’impiego dell’orzo aziendale in un contesto produttivo a ciclo chiuso garantito dallo stesso agricoltore.

“Il taglio del 40% delle accise ottenuto dopo una forte azione della Coldiretti deve adesso restare all’interno di un sistema fiscale coerente per scongiurare un aumento dell’Iva che rischia di riguardare la birra con un aliquota al 22% e anche altri prodotti alla base della dieta degli italiani come vino, carne, pesce, yogurt, uova, riso, miele e zucchero”

 

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