10.02.2026

GIORNATA LEGUMI: COLDIRETTI, NEL PIATTO DI UN ITALIANO SU 2, SPESA SALE A 1,3 MLD

Piselli, fagioli, ceci e lenticchie sono presenti sulle tavole di più di un italiano su due che li mangia almeno qualche volta a settimana, con la spesa delle famiglie che ha raggiunto la cifra di 1,3 miliardi di euro all’anno. E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti su dati Istat in occasione della Giornata mondiale […]

Piselli, fagioli, ceci e lenticchie sono presenti sulle tavole di più di un italiano su due che li mangia almeno qualche volta a settimana, con la spesa delle famiglie che ha raggiunto la cifra di 1,3 miliardi di euro all’anno. E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti su dati Istat in occasione della Giornata mondiale dei legumi che si celebra il 10 febbraio, istituita dall’Organizzazione delle Nazione Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao) come un’opportunità per aumentare la consapevolezza dei benefici dei legumi per la salute e per contribuire a sistemi alimentari sostenibili.

I legumi rappresentano una straordinaria fonte di proteine e fibre alimentari, essenziali per mantenere in equilibrio le funzioni intestinali e per controllare i livelli di glucosio e colesterolo nel sangue – rileva Coldiretti -. Questi alimenti sono ricchi di sali minerali come ferro, calcio, potassio, fosforo e magnesio, oltre a contenere vitamine del gruppo B e, quando freschi, anche vitamina C. Dal punto di vista ambientale, le piante leguminose giocano un ruolo cruciale nel preservare la fertilità del suolo, grazie alla loro capacità di fissare l’azoto, riducendo così la necessità di fertilizzanti chimici e contribuendo alla tutela delle risorse idriche e dell’ambiente.

In Italia, i legumi più comuni includono fagioli, piselli, lenticchie, ceci e fave, oltre a varietà come cicerchie, lupini e soia. Il nostro paese vanta una straordinaria biodiversità e produzioni tipiche di alta qualità come i fagioli bianchi di Rotonda Dop, i fagioli cannellini di Atina Dop, i fagioli di Sarconi Igp, il fagiolo di Sorana Igp, il fagiolo di Lamon della Vallata bellunese Igp, il fagiolo di Cuneo Igp, le lenticchie di Castelluccio Igp, le lenticchie di Altamura Igp, le lenticchie di Onano Igp, ma ci sono anche il fagiolo dell’Occhio di Refrancore, il fagiolo zampognaro d’Ischia, il pisello verdone nano di Colognola ai Colli (sigilli di Campagna Amica).

Tuttavia, la Coldiretti denuncia che le coltivazioni nazionali sono minacciate dalla concorrenza di prodotti a basso costo e scarsa qualità, spesso incentivati da accordi commerciali. Questa situazione ha portato a una drastica diminuzione della produzione locale, aumentando la dipendenza dalle importazioni. Nel 2024, l’Italia ha importato oltre 500 milioni di chili di legumi, a fronte di un raccolto nazionale di circa 170 milioni di chili, secondo un’analisi della Coldiretti basata su dati Ismea.

Di conseguenza, tre piatti su quattro di fagioli, lenticchie e ceci consumati in Italia provengono dall’estero, in gran parte da paesi come Stati Uniti e Canada, dove vengono trattati con glifosato in fase di pre-raccolto, una pratica vietata in Italia. Inoltre, in Messico, spesso si fa uso di lavoro minorile per la coltivazione.

È fondamentale garantire che tutti i prodotti in ingresso nel nostro paese e nell’Unione Europea rispettino gli stessi standard, assicurando che gli alimenti, italiani e stranieri, siano sottoposti a percorsi di qualità simili in termini di ambiente, lavoro e salute. È anche necessario rivedere gli accordi commerciali che facilitano l’importazione di prodotti esteri, applicando tre principi chiave: parità di condizioni, efficacia nei controlli e reciprocità delle normative.

Inoltre, la Coldiretti sottolinea l’importanza di garantire piena trasparenza su tutti i legumi presenti sugli scaffali. Soprattutto per il prodotto in scatola, in lattina, in vetro, è forte il rischio di trovare prodotto secco di importazione, reidratato e confezionato in Italia, per diventare poi magicamente made in Italy. Ecco perché Coldiretti chiede un sistema di etichettatura obbligatoria dell’ origine che riporti la stessa informazione obbligatoria per i legumi freschi, ovvero il luogo di coltivazione. Per evitare il rischio di un falso Made in Italy, è consigliabile intanto scegliere legumi che indichino esplicitamente l’origine nazionale, come per i prodotti Dop e Igp, o acquistare direttamente dagli agricoltori nei mercati di Campagna Amica presenti in tutto il territorio nazionale.

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