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Radicchio, la cicoria più misteriosa

04.04.19

Si sa pochissimo sulle origini di questo ortaggio dal sapore amarostico, il più colorato dell’inverno. Vi spieghiamo come coltivarlo in vaso per averlo sempre fresco

Radicchio, la cicoria più misteriosa

Il radicchio è una pianta del vasto gruppo delle cicorie. Rustica, predilige i climi temperati e resiste bene al freddo. Esistono diverse varietà, quello tardivo che sopporta anche brevi gelate e gli altri tipi che non sopportano gelo e disgelo. Il terreno preferito per il suo sviluppo è quello drenante e ricco di materia organica. La semina del radicchio viene fatta a fine maggio e può andare avanti per tutto il mese di luglio mentre la raccolta avviene durante tutto l’anno. Ad esempio, la cicoria brindisina si raccoglie per quasi tutta la durata dell’anno mentre il variegato di Castelfranco da novembre a febbraio. L’irrigazione deve essere costante, per mantenere il terreno ricco di acqua, evitando ovviamente i ristagni.

È possibile coltivare il radicchio anche nei vasi, utilizzando un terreno leggero e ben drenante. Tra le avversità che minacciano questa coltura, ci sono le lumache e le malattie fungine come la peronospora o la muffa grigia. Attenzione quindi al colore delle foglie e alla presenza di macchie giallognole. In quel caso è necessario intervenire con un antifungino.

Il radicchio è una cicoria da cespo molto rinomata per i suoi usi in cucina, caratterizzata da un marcato sapore aromatico, amaro e gustoso, grazie al quale si presta ad essere utilizzato in tante ricette diverse.

Le sue origini sono alquanto misteriose. Attorno a questo ortaggio, naviga un vero e proprio alone di mistero, tanto che sul suo conto esistono quasi più leggende, che testimonianze tangibili sulla vera storia. La leggenda più famosa è forse quella degli uccelli che, trasportando semi di radicchio, li fecero cadere nel paese di Dosson (possibile paese di origine del radicchio), dove i contadini lo custodirono. Un’altra racconta che il radicchio è il dono che l’autunno fa all’inverno, per rallegrare i campi, ormai cupi, con i suoi colori. Ed effettivamente nella stagione fredda esistono pochi prodotti colorati.

Non ci sono prove scritte o figurative che testimoniano la presenza del radicchio nei tempi antichi. Le prime testimonianze le abbiamo nel 1600, grazie a uno studio condotto dall’Università di Padova dove, analizzando alcuni dipinti dei pittori Leonardo e Francesco da Ponte, si è scoperto che alla fine del 1500, il radicchio era già conosciuto e venduto nei mercati in provincia di Treviso. I dipinti più importanti sono: “Le nozze di Cana”, di Leonardo da Ponte, conservato nella Pinacoteca Comunale di Vicenza; e “Il grande mercato” di Francesco da Ponte, conservato nella Galleria Sabauda di Torino.

Le prime notizie storiche che abbiamo a disposizione su questo ortaggio risalgono alla seconda metà dell’800, in un libricino che descrive le operazioni necessarie per la cura dell’orto, mese per mese. Da questo momento storico in poi, si incominciò a parlare del radicchio rosso, ma la sua consacrazione come simbolo ufficiale invernale di Treviso, fu grazie a Giuseppe Benzi. Benzi era un agronomo di origine lombarda, trasferitosi nel 1876 a Treviso come insegnante e che, divenuto responsabile dell’Associazione Agraria Trevigiana, darà vita alle prime mostre dedicate alla “rossa cicoria” nel 1900.

 

 

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