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Le comunità dell’energia e del cibo

05.10.18

Livio de Santoli – Professore Ordinario di Energy Management della Università La Sapienza di Roma

Le comunità dell’energia e del cibo

La visione di una nuova alleanza tra uomo e natura impone una riflessione sulle modalità di produzione e consumo che coinvolge tra gli altri i settori dell’energia e del cibo. In entrambi i casi, da qualche anno ci si riferisce sempre più ad un nuovo ruolo dei territori, alla partecipazione responsabile degli individui, alla fine del monopolio della grande centralizzazione e distribuzione, con una economia fondata sulla crescita diffusa in contrapposizione con la finanza speculativa (1).

In un nuovo modello, l’agricoltura come atto di trasformazione dell’energia primaria svolge un ruolo fondamentale nei due suoi aspetti che coinvolgono l’energia: l’energia necessaria per l’agricoltura (il consumo) e l’energia prodotta dall’agricoltura (la produzione). Se è indispensabile evidenziare un nuovo ruolo della produzione che tenga conto delle ricadute e delle conseguenze sullo stato economico, finanziario, sociale ed ambientale di coloro i quali mettono a disposizione le risorse (le comunità dell’energia), ciò è ancor più evidente nel settore agricolo (le comunità del cibo). La necessaria vicinanza fisica dell’individuo al luogo di produzione e il suo intervento attivo determinano una produzione di migliore qualità ma anche un consumo informato ed efficiente.

Accanto alla eliminazione dello spreco di cibo, occorre considerare anche – come altra faccia della stessa medaglia – l’eliminazione dello spreco di energia per creare quel cibo. Che significa in definitiva fare previsioni e individuare strumenti per una de-carbonizzazione del mondo agricolo, che rappresenta una quota significativa di fabbisogno di energia e di inquinamento prodotto (intorno rispettivamente al 30% e al 25% a livello mondiale).

L’aumento delle produzioni alimentari negli ultimi 50 anni ha avuto l’effetto di ridurre la fame nel mondo (anche se oggi ci sono ancora più di 800 milioni di persone che la soffrono), ma ciò avviene ad un prezzo ambientale molto elevato e con una grave responsabilità dell’agricoltura sulla stabilità complessiva del pianeta, in termini di degradazione dei terreni, perdita di biodiversità, inquinamento. Condizioni queste che, al pari del cibo, sono essenziali per la vita ed il benessere dell’uomo. Anche la FAO considera che il modello attuale deve essere sottoposto a profonda revisione e che occorre un cambio di paradigma(2). Inoltre anche in questo settore la differenza tra nord e sud del mondo è marcata. I paesi industrializzati utilizzano una quota di energia per la lavorazione e il trasporto, tre-quattro volte superiore all’energia usata per la produzione primaria. Nei paesi a basso PIL invece, la preparazione e la cottura degli alimenti è in percentuale molto più elevata, e – fatto non trascurabile – l’energia necessaria per le produzioni delle coltivazioni risulta superiore. Le emissioni di gas climalteranti sono significative soprattutto per la produzione.

Migliorare l’efficienza energetica per l’intera filiera alimentare, nelle coltivazioni, nei sistemi di produzione, nell’uso dell’irrigazione e fertilizzanti, nella refrigerazione, nei sistemi di stoccaggio, nei trasporti e nella preparazione del cibo andrebbe nella direzione di riequilibrare in parte anche questa disparità.

L’accesso all’energia prodotta da fonti rinnovabili trova una perfetta integrazione e utilizzazione nei settori dell’agricoltura, dell’acquacoltura, negli impianti di trasformazione dei prodotti e l’energia può essere fonte di introiti supplementari se venduta sul territorio, soprattutto se favorisce lo sfruttamento delle risorse locali, inclusi i residui di biomassa, che si trasformerebbero da rifiuto in risorse in una chiusura virtuosa del ciclo di vita. Nel settore agricolo l’uso delle fonti rinnovabili di energia è allo stato iniziale, e quindi occorre potenziare investimenti e ricerca unitamente allo sviluppo di programmi di istruzione e di disseminazione di buone pratiche.

Si possono pertanto individuare tre modi possibili per affrontare consapevolmente il tema dell’energia necessaria all’agricoltura:

  1. Aumentare l’efficienza dell’utilizzo diretto e indiretto dell’energia in modo da diminuire l’intensità energetica (MJ/kg di alimento prodotto);
  2. Favorire la sostituzione dei sistemi utilizzanti combustibili fossili con sistemi alimentati ad energia da fonti rinnovabili senza ridurre la produttività alimentare;
  3. Favorire e migliorare l’accesso ai servizi energetici da parte delle comunità rurali.

Il concetto di Energy and Food Communities però, oltre a prevedere la fornitura di energia sostenibile necessaria per il settore alimentare, deve considerare che, quando è il mondo agricolo a fornire le risorse energetiche, queste devono essere sostenibili (a basso impatto sull’ambiente) e compatibili con le produzioni agricole.

L’uso delle biomasse di scarto all’interno del territorio dove vengono prodotte e l’inserimento in rete dell’energia da queste prodotta e prioritariamente utilizzata per le esigenze di quel territorio, la valorizzazione della filiera corta quale metodologia gestionale della produzione, della creazione dell’indotto e quale garanzia di sostenibilità delle aziende agricole che diventano nuove imprese energetiche, si riferiscono a concetti di vocazionalità e sovranità propri del nuovo modello energetico.

I principi sui quali sviluppare una serie di progetti anche in sede legislativa, normativa e istituzionale dovranno quindi essere rivolti a:

  • La sovranità alimentare ed energetica del territorio;
  • La valorizzazione del sistema agricolo;
  • La tracciabilità e la certificazione della filiera agricola;
  • La de-carbonizzazione del settore agricolo.

Sviluppare questi temi in chiave strategica e considerarli un’occasione di analisi del rapporto energia-agricoltura, rappresenta un modo multi-disciplinare di affrontare il tema della sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Quindi la proposta è quella di un atteggiamento fondato sulla condivisione e sulla collaborazione in grado di superare lo status quo, con la fine del profitto aggregato provocato dall’allungamento inutile della filiera produttiva, con l’indebolimento dei diritti di proprietà, e con uno sfruttamento efficiente dell’abbondanza in chiave territoriale. Un sistema a costi marginali pari a zero(3).

La vita sul pianeta dovrà avvenire con modalità tali da assicurare a ciascuno accesso garantito al cibo e all’energia di cui ha bisogno senza inquinare l’ambiente, danneggiare gli individui e a condizioni economiche adeguate: ciò ha come conseguenza diretta una veloce transizione verso forme di energia pulita e mezzi e servizi di produzione di cibo ed energia democratici che includono l’impegno e la responsabilità individuale.

Per raggiungere questo obiettivo occorre necessariamente sviluppare una rete di consumatori, agricoltori, ricercatori, proponenti di iniziative private e pubbliche, amministratori pubblici convinti di voler modificare radicalmente le modalità della produzione alimentare verso la sua sostenibilità e sicurezza con un utilizzo delle risorse agricole per produrre energia in modo compatibile con la ricchezza del territorio.

Il futuro renderà evidente il ruolo della partecipazione della società civile ed il nuovo modello sociale che esso comporta: la creazione delle comunità dell’energia e del cibo.

 

1 Ad esempio, cfr. quanto pubblicato già nel 2011 in Livio de Santoli, Le Comunità dell’Energia, Quodlibet 2011.

2 FAO, Energy and Smart Food for People and Climate, 2011.

3 Tra l’altro, un sistema che utilizza le fonti rinnovabili di energia è per definizione un sistema a costo marginale zero.