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Vendita diretta e mercati: una scelta che fa bene alla salute dei cittadini

07.08.18

Ben 9 famiglie su 10 hanno acquistato almeno un prodotto agroalimentare certificato nell’ultimo anno

Vendita diretta e mercati: una scelta che fa bene alla salute dei cittadini

Qualità, genuinità, tradizione, trasparenza e sicurezza alimentare spingono 2/3 degli italiani a preferire l’italianità del prodotto che portano a tavola anche se dovessero pagarlo un po’ di più, secondo quanto emerge da un’indagine Coldiretti/Ixè.

Un trend confermato anche da ISMEA che nell’ultimo rapporto sulla competitività dell’agroalimentare italiano ha evidenziato come ben 9 famiglie su 10 hanno acquistato almeno un prodotto agroalimentare certificato nell’ultimo anno. Secondo il rapporto ISMEA, infatti, il comportamento dei consumatori si va sempre più polarizzando su due categorie molto diverse tra loro. Da un lato, si hanno coloro che, per scelta o per necessità, basano le loro preferenze di consumo alimentare solo sul minor prezzo (low price) e di solito frequentano i discount o sono attratti dalle promozioni sottocosto; dall’altro, invece, sempre più famiglie, cioè i cd. “golden shopper”, danno un peso maggiore agli aspetti valoriali, etici, salutistici e qualitativi dei prodotti alimentari che consumano.

Su un totale di 24,5 milioni di famiglie italiane, il gruppo dei golden shopper ha registrato nell’ultimo triennio un tasso crescita maggiore (+5,4%) rispetto alle altre categorie, rappresentando circa il 17,5% del totale. Questo tipo di consumatori pone un’attenzione particolare non soltanto sul valore intrinseco del prodotto, in termini ad esempio di una maggiore ricerca di freschezza e qualità nutrizionale, ma soprattutto sul valore estrinseco e immateriale. La preferenza di acquistare presso i produttori o nei mercati contadini appare quindi una scelta che mette in gioco i diversi aspetti etici, tra cui la consapevolezza di un minor impatto sull’ambiente dovuto alla maggiore sostenibilità delle produzioni, alla riduzione degli imballaggi o dei passaggi logistici e distributivi; oppure la possibilità di contribuire alla riduzione degli sprechi alimentari che, oltre all’ambito domestico, spesso hanno origine proprio nei sistemi di vendita a filiera lunga o nella Grande Distribuzione Organizzata.

Tuttavia, tra le motivazioni etiche che spingono il consumatore a preferire un determinato prodotto, dobbiamo considerare anche la consapevolezza che, con l’acquisto presso le aziende agricole o in un mercato di Campagna Amica, possiamo riconoscere al produttore un prezzo più giusto.

In questo senso è importante essere consapevoli di come avviene la reale distribuzione del valore lungo tutta la filiera agroalimentare, in modo da poter comprendere meglio quale sia il vero costo del risparmio quando decidiamo di fare la spesa in un classico punto di vendita al dettaglio ovvero si decide di approfittare di una promozione con prezzi molto bassi, se non troppo.

L’analisi condotta dall’ISMEA ci dice infatti che su una spesa di 100 euro per l’acquisto di prodotti agricoli freschi presso esercizi commerciali al dettaglio, solo 22 euro vanno agli imprenditori agricoli, mentre nel caso dei prodotti alimentari trasformati o confezionati, la quota di valore aggiunto scende addirittura a 6,2 euro per la fase agricola, a cui vanno aggiunti 9,3 euro destinati all’industria di trasformazione.

Il progressivo diffondersi della vendita diretta, dei mercati contadini e di sistemi basati sulle filiere corte, oltre a stimolare un cambiamento virtuoso e una maggiore consapevolezza nei comportamenti di acquisto degli italiani, ha finito per incidere anche sulla crescita competitiva del settore agricolo italiano. Agriturismo, attività ricreative, sociali e fattorie didattiche, trasformazione dei prodotti aziendali e la vendita diretta, secondo le stime del Rapporto ISMEA, hanno infatti generato un valore aggiunto complessivo pari a 4,5 miliardi di euro, rendendo il comparto primario italiano il più multifunzionale d’Europa, con una quota dell’8,2% sul valore totale della produzione (contro una media UE di appena il 3,8%).

Ricordiamoci quindi che acquistare presso i farmers’ markets o direttamente dai produttori non fa bene solo alla salute, ma soprattutto all’agricoltura italiana!

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