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Politica Agricola Comune, cosa c’è da sapere

26.02.16

?Prosegue il progetto di Campagna Amica “La Campagna ti informa” cofinanziato dalla Commissione Europea. Iniziamo un viaggio attraverso alcuni concetti chiave della PAC 

Politica Agricola Comune, cosa c’è da sapere
Parlare di Politica Agricola Comune (PAC) a volte può essere complicato. Non tanto quando ci si rivolge a chi con la PAC ha a che fare quotidianamente ma per tutti quei consumatori che spesso ne sentono parlare senza però comprenderne a pieno alcuni significati importanti. Questo è l’obiettivo che il progetto “La Campagna ti informa” di Campagna Amica, cofinanziato dalla Commissione Europea, si è posto nella realizzazione di materiale informativo.
 
Che cos’è la PAC. Ma proviamo a cominciare un viaggio attraverso alcuni temi chiave, una sorta di “alfabeto UE” che mette sotto la lente solo alcuni dei tanti termini che è bene conoscere. Partiamo proprio dalla parola PAC, cosa significa?
La politica agricola comune permette agli agricoltori europei di soddisfare le esigenze di 500 milioni di persone. I suoi obiettivi fondamentali sono assicurare agli agricoltori un tenore di vita adeguato e garantire ai consumatori la costante disponibilità di prodotti alimentari sicuri, a prezzi accessibili.
Dai suoi inizi, nel 1962, la PAC ha conosciuto molti cambiamenti e continua ad evolversi anche oggi. La riforma del giugno 2013 ha per oggetto tre priorità:
• una produzione alimentare efficiente
• una gestione sostenibile delle risorse naturali
• uno sviluppo equilibrato delle zone rurali nell’insieme dell’UE.
La Commissione europea collabora con tutte le parti interessate (principalmente tramite i suoi numerosi comitati consultivi) per preparare le sue proposte. Quando si tratta di proposte legislative, queste devono essere approvate dal Consiglio dei ministri dell’agricoltura dei 27 paesi UE e dal Parlamento europeo.
Sono i paesi membri che assicurano la gestione corrente della PAC. La Corte dei conti dell’Unione europea svolge un ruolo importante nel controllo delle spese.
Una cosa importante che c’è da sapere, proprio per i più giovani, è che la PAC per promuovere il rinnovo generazionale nel settore agricolo, prevede dispositivi di aiuto all’insediamento. La riforma del 2013 introduce un nuovo tipo di aiuto ai giovani agricoltori: una maggiorazione del 25% dell’importo dei pagamenti diretti a favore dei giovani agricoltori nei primi cinque anni di attività.
 
Lo sviluppo rurale. Ora analizziamo un altro termine che sentiamo spesso quando si parla di questi tempi. Lo Sviluppo rurale. Cosa si intende per sviluppo rurale?
Nel quadro delle politiche dell’UE e della PAC in particolare, la politica di sviluppo rurale è finalizzata a mantenere la vitalità delle campagne attraverso programmi di investimento, di modernizzazione e di sostegno ad attività — agricole e non — nelle zone rurali. Gli Stati membri scelgono le misure che rispondono meglio alle loro esigenze specifiche e gestiscono autonomamente i loro programmi. L’UE paga una parte dei costi (cofinanziamento).
 
La PAC e l’ambiente. Chiudiamo questo primo “alfabeto” con un altro tema molto importante: la PAC e l’ambiente.
L’attività agricola può contribuire a creare e mantenere un ambiente sostenibile ma può anche mettere l’ambiente a rischio. La politica agricola comune ha un ruolo importante da svolgere nella ricerca di un equilibrio, e questo ruolo sarà fondamentale nei prossimi anni. Con la riforma della PAC ciascuno Stato membro, ciascun territorio, ciascun agricoltore contribuirà a combattere la sfida posta dalla sostenibilità e dai cambiamenti climatici con misure semplici e di comprovata efficacia. Saranno investiti fino al  2020 più di 100 miliardi di euro per aiutare l’agricoltura ad affrontare la sfida della qualità del suolo e dell’acqua, della biodiversità e del cambiamento climatico:
• "inverdimento": il 30% dei pagamenti diretti sarà subordinato al rispetto di tre pratiche agricole vantaggiose per l’ambiente: diversificazione delle colture, mantenimento dei prati permanenti e conservazione del 5%, e successivamente del 7%, delle zone di interesse ecologico a partire dal 2018, o misure ritenute quantomeno equivalenti in termini di benefici per l’ambiente.
• Almeno il 30% del bilancio dei programmi di sviluppo rurale dovrà essere attribuito a misure agroambientali, ad aiuti all’agricoltura biologica o a progetti legati a investimenti o misure di innovazione vantaggiosi per l’ambiente.
• Le misure agroambientali saranno rafforzate; dovranno essere complementari alle pratiche nel quadro dell’inverdimento. Questi programmi dovranno essere più ambiziosi e, pertanto, più efficaci in termini di protezione dell’ambiente (garanzia contro il doppio finanziamento). 
 
Questo articolo rientra nel progetto “La Campagna ti informa” cofinanziato dall’Unione Europea – DG AGRI. I pareri in esso espressi impegnano soltanto l’autore e non possono essere considerati come costituenti una presa di posizione ufficiale della Commissione Europea.
 
 

TAGS
agricoltura; la campagna ti informa; politica agricola comune; ue;

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