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Biodiversità, le confetture del Gennargentu

20.02.18

La storia dell’azienda Bontà del Gennargentu: un impegno quotidiano per la salvaguardia dei prodotti locali in via d’estinzione

Biodiversità, le confetture del Gennargentu

La Società agricola Serusi “Bontà del Gennargentu” è una piccola azienda a conduzione familiare, di un paesino nelle montagne del Gennargentu, a 1000 m. s.l.m. in Sardegna. L’intuizione nasce in queste zone, nella Barbagia, in principio spinti dalla constatazione che “non si può vivere solo di pecore”, soprattutto in questi anni duemila col prezzo del latte ai minimi storici.
Hanno pensato a un’iniziativa che comunque conservasse un forte legame con il territorio, qualcosa che potesse contribuire a creare un’identità, in quella che allora era un’azienda ferma alla cultura della pecora. L’idea era quella di riscoprire le biodiversità del territorio e finalizzarne l’utilizzo alla creazione di un reddito: salvaguardia, conservazione, tutela ma anche economia dalla loro gestione consapevole.
Così con la creazione di un frutteto, che ospita le cultivar locali, e un piccolo impianto di frutti di bosco, il tutto gestito con metodo biologico, sono andati a creare la base della filiera produttiva. Una filiera che è riuscita a chiudere il percorso con la trasformazione della frutta prodotta in azienda in confetture grazie a un piccolo impianto di lavorazione. Partendo da ciò che già esiste, con elementi unici e senza mai coprirne l’identità, ma anzi rivelandola, sono arrivati a produrre un prodotto, che pur non essendo presente nella tradizione barbaricina, ne rappresenta le peculiarità. Ciò forse è anche stato possibile perché si trovano in una realtà agricola fatta innanzitutto da uomini, in questo specifico caso da donne, che sono consapevoli che hanno in mano un patrimonio dal valore inestimabile, che va salvaguardato da un mercato sempre più orientato alla standardizzazione e sempre meno attento alla scoperta dei reali valori che contraddistinguono una produzione artigianale.
Un piccolo laboratorio artigianale di trasformazione che lavora diverse varietà di frutta quali mele, pere, fragole, frutti di bosco, fichi, prugne e mele cotogne. Spiccano i biotipi locali della “pira vradonada” (cultivar di pera) e della “mela trempa urruvia” (cultivar di mela) che rischiavano l’estinzione. Altre qualità di frutta provengono dalla raccolta spontanea e sono tipiche della nostra isola come il corbezzolo, il mirto, i fichi d’india, il sambuco; mentre le arance e le pesche arrivano da San Sperate e la pompia da Siniscola. La mela sarda, nelle sue molteplici varietà dalla trempa urruvia (guancia rossa) o quella invernale, viene utilizzata come addensante in sostituzione della pectina, inoltre come correttore del ph della frutta si utilizza il succo dei limoni sempre biologici, provenienti da San Sperate. Grazie alla lavorazione particolare che avviene sottovuoto, si riesce a esaltare non solo il sapore della frutta ma anche il colore e ciò consente di ricorrere all’aggiunta di minime quantità di zucchero. Nell’azienda, a gestione familiare, vi lavorano il capofamiglia Pietro, la moglie Giovanna e la figlia Giovanna Maria che si occupano in particolare della gestione del laboratorio e Antonio.

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