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Carlo Petrini: Recuperare il valore del cibo

21.10.17

Il presidente di Campagna Amica, dal forum Coldiretti di Cernobbio, lancia l’allarme: “Ormai il cibo è solo prezzo, così perde la sua identità e non si risolvono i problemi”

Cibo. E’ ruotato intorno al cibo, e non poteva essere altrimenti, l’intervento del presidente di Fondazione Campagna Amica Carlo Petrini al Forum Coldiretti di Cernobbio. Un intervento seguito in apnea della platea in sala e collegato sui vari schermi, inchiodata ad ascoltare il fondatore di Slow Food che ha toccato alcuni dei temi più delicati dei nostri tempi con passione e precisione.
Si è perso il valore del cibo – ha spiegato Petrini – ormai la domanda ricorrente è ‘quanto costa’ e non ‘quanto vale’. Questo processo – ha proseguito – ha fatto perdere identità al cibo e ha portato a una continua rincorsa al prezzo più basso che non è la soluzione alla fame nel mondo, anzi”. Secondo Petrini, infatti, bisogna recuperare la centralità del cibo e di conseguenza ridurre gli sprechi: “Solo riaffermando questa centralità – ha detto – potremmo ridare vita alle nostre campagne che si stanno svuotando. Parlare di cibo significa parlare di alimentazione, di cultura, di antropologia, di spiritualità, di salute e scienza e di tante altre cose. Il cibo non può essere solo prezzo ma va compreso io una sua dimensione olistica”.

Petrini, si è soffermato anche sul problema di inurbamento, e di come le campagne siano sempre rischiano di svuotarsi: “Nel 2008 – ha affermato con preoccupazione – gli abitanti delle città hanno superato quelli delle campagne. E dal 2008 ad oggi questa tendenza è andata aumentando. I giovani non trovano più in campagna un progetto di vita, non sono più affascinati e così si rischia di svuotare le nostre campagne. Dobbiamo – ha spiegato – pensare a nuove forme di ruralità. Quello che fa Campagna Amica con i suoi mercati, con l’agricoltura sociale, con gli agriasilo e con tutte le sue molteplici attività, è la costruzione di una nuova società. Così riusciamo a riportare i giovani in campagna”.

Perdita del valore del cibo, inurbamento e concentrazione del potere, eccolo il terzo dei “mali” dei nostri tempi individuato da Petrini: “C’è una concentrazione di potere nel campo del cibo che sta facendo impoverire sempre di più i nostri contadini. La politica dovrebbe dare delle risposte concrete, non si può stare sotto schiaffo del libero scambio. Quello che c’è da fare – aggiunge – è costruire un fronte di conoscenza che sia aperto a tutti, tutti devono essere informati senza accentramenti. I saperi tradizionali e quelli accademici devono potersi confrontare. Quello di sapere cosa mangiamo nei nostri piatti è un diritto inalienabile”.

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