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Gelato, crolla la produzione in Italia

31.08.19

Se ne consumano annualmente 6 chilogrammi a testa e ad essere preferito è quello artigianale nei gusti storici anche se cresce la tendenza nelle diverse gelaterie ad offrire “specialità della casa”

Gelato, crolla la produzione in Italia

Crolla del 15% la produzione di gelato in Italia che scende a 435 milioni di litri e si colloca solo al terzo posto in Europa per effetto del sorpasso della Francia (451 milioni di litri) mentre in testa alla classifica si posiziona la Germania con 494 milioni di litri. È quanto emerge da un’analisi della Coldiretti sulla base dei dati Eurostat relativi al 2018 che evidenziano la perdita di un primato storico del Made in Italy. Uno smacco per l’Italia dove la produzione di gelato è nata oltre 500 anni fa con le prime notizie che risalgono alla metà del XVI secolo nella corte medicea di Firenze con l’introduzione stabile di sorbetti e cremolati nell’ambito di feste e banchetti, anche se fu il successo dell’export in Francia a fare da moltiplicatore globale con il debutto ufficiale in terra americana dove la prima gelateria venne aperta a New York nel 1770 grazie all’imprenditore genovese Giovanni Bosio.

Da allora la corsa del gelato non si è più fermata a livello globale anche grazie al grande flusso migratorio dall’Italia di mastri gelatai. Tra i Paesi di destinazione privilegiati proprio la Germania dove l’arte è stata rapidamente appresa e diffusa tanto da conquistare il primato europeo nella produzione. La globalizzazione del gelato è stata senza dubbio spinta dall’interesse crescente delle multinazionali molto presenti nel settore e attente nel fare shopping di prestigiosi marchi emergenti, da Grom acquisito nel 2015 dall’Unilever che controlla anche Algida e Magnum alla Nestle con i gelati Motta e Antica gelateria del Corso.

Il gelato resta comunque uno degli alimenti più amati dagli italiani che ne consumano annualmente 6 chilogrammi a testa grazie alla presenza di quasi 40mila le gelaterie dove si stima lavorino oltre 150mila addetti.  Tra le tendenze va segnalata una progressiva destagionalizzazione dei consumi, nonostante l’estate resti la stagione privilegiata per coni e coppette. Ad essere preferito è di gran lunga il gelato artigianale nei gusti storici anche se cresce la tendenza nelle diverse gelaterie ad offrire “specialità della casa” che incontrano le attese dei diverse target di consumatori, tradizionale, esterofilo, naturalista, dietetico o vegano.

Rilevante in Italia è anche l’impatto sull’indotto, con l’utilizzo di 220mila tonnellate di latte, 64mila di zuccheri, 21mila di frutta fresca e 29mila di altre materie prime. Va per questo sottolineata l’importanza della frutta e del latte freschi italiani nella preparazione del vero gelato dove purtroppo rischiano di prevalere surrogati di bassa qualità. Da segnalare negli ultimi anni il boom delle agrigelaterie che garantiscono la provenienza della materia prima dalla stalla alla coppetta con gusti che vanno dal latte di asina a quello di capra fino alla bufala. Nelle agrigelaterie è particolarmente curata la selezione degli ingredienti, dal latte alla frutta, che sono rigorosamente freschi con gusti a “chilometro zero” perché ottenuti da prodotti locali che non devono essere trasportati con mezzi che sprecano energia e inquinano l’ambiente.

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