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Cotti o crudi? Per il cervello fa differenza

03.06.19

Uno studio scientifico dimostra che nel riconoscimento si attivano parti diverse: davanti agli alimenti cotti entra in gioco anche la conoscenza del processo di trasformazione che hanno subito, dei valori nutrizionali e delle abitudini di consumo

Cotti o crudi? Per il cervello fa differenza

Il cibo è cotto o crudo? Per riconoscerlo utilizziamo due aree diverse del cervello. Lo dimostra uno studio dalla Scuola internazionale superiore di studi avanzati di Trieste (Sissa), recentemente pubblicato sulla rivista inglese Scientific Reports.

Sembra infatti che per cibi diversi si attivino regioni cerebrali diverse, a causa del coinvolgimento di due componenti distinte della cosiddetta ‘memoria semantica’, quella a cui si ricorre per riconoscere il mondo che ci circonda. Nel caso si tratti di frutta o verdura fresca, ad esempio, entra in azione la corteccia occipitale.

Se invece si ha davanti un pezzo di pane o un piatto di pasta al sugo, quindi cibo ‘lavorato’ e cotto, si attiva un’area chiamata giro temporale mediale. Secondo i ricercatori della Sissa, per identificare i cibi come la frutta fresca a lavorare è la parte della memoria semantica dedicata al sensoriale, in cui sono le caratteristiche legate ai sensi, come quelle visive o tattili, a portarci all’identificazione di un oggetto. Per quelli trasformati o cotti, invece, sono coinvolte le regioni cerebrali associate alla memoria semantica per le caratteristiche funzionali, con cui si può identificare un oggetto attraverso la funzione che gli associamo.

In qualche modo, quindi, è come se per i cibi cotti il riconoscimento avvenisse mettendo in gioco anche il processo di trasformazione che hanno subito, i loro valori nutrizionali o le abitudini di consumo. Un risultato che potrà aiutare a capire meglio come funziona la memoria e anche come vengono elaborate nel cervello le informazioni legate al cibo.

Leggi i consigli del nutrizionista Giorgio Calabrese

Cotte o crude, porta le verdure in tavola

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