Clicca qui e scopri le nostre eccellenze
Scopri dove trovare le nostre eccellenze
Ricerca per:
Riduci
Riduci
Riduci
Notizie

Earth Day, lo stato di salute della terra

22.04.19

Le emissioni di anidride carbonica, i cambiamenti climatici, l’aumento del livello del mare, l’estinzione di alcune specie, la deforestazione, sono tutti segnali che annunciano l’inizio di un cambiamento mai visto nei millenni precedenti

Earth Day, lo stato di salute della terra

Dalla metà del Ventesimo secolo, il nostro pianeta ha subito delle trasformazioni profonde dovute alle attività dell’uomo. Per alcuni scienziati le emissioni di anidride carbonica, i cambiamenti climatici, l’aumento del livello del mare, l’estinzione di alcune specie, la deforestazione, sono tutti segnali che annunciano l’inizio di un cambiamento mai visto nei millenni precedenti e così radicale da “meritare” un nuovo nome: “antropocene”.

Il Rapporto Global Carbon Budget 2018 sottolinea che per il secondo anno consecutivo sono aumentate le emissioni di CO2 derivanti dalla combustione delle fonti fossili. Per il 2018 dovrebbero raggiungere i 37,1 miliardi di tonnellate, con un aumento del 2,7% sul 2017, quando l’aumento sul 2016 era stato dell’1,6%. Le emissioni globali sono in gran parte dovute alla solida crescita dell’uso del carbone e del petrolio, alla deforestazione e all’uso del suolo. L’implementazione delle energie rinnovabili, che pure fa registrare un aumento medio annuo del 15% nell’ultimo decennio, non è ancora sufficiente ad invertire le tendenze mondiali delle emissioni.

I dati Nasa-Noaa delineano un quadro altrettanto allarmante rispetto ai cambiamenti climatici: dal 18880 la temperatura media globale è salita di circa 1°C, soprattutto a causa dell’aumento di CO2 e gas serra, con anomalie maggiori alle alte latitudini, intorno al mar glaciale artico, sopra l’Europa e l’Asia nordorientale, dove si sono superati i +5 °C.

Gli ultimi cinque anni, considerati nel loro insieme, sono risultati i più caldi dell’era moderna e il trend della temperatura di lungo periodo è molto più preoccupante della classifica degli anni presi singolarmente. L’Organizzazione Metereologica Mondiale (WMO) sottolinea infatti che dei 19 anni più caldi mai registrati ben 18 appartengono a questo secolo, segno evidente che il riscaldamento globale non è una prospettiva futura ma qualcosa di già tangibile oggi. Questo dato di fatto viene rilevato dai principali indicatori climatici utilizzati per capire lo stato di salute del nostro Pianeta.

Nel 2018 l’intero strato superficiale degli oceani, dalla superficie fino a 2000 metri di profondità, è risultato più caldo di tutti gli anni precedenti, in media di un decimo di grado in più rispetto alla media sul lungo periodo. L’estensione del ghiaccio marino artico e antartico è in diminuzione, così come la calotta glaciale della Groenlandia perde la sua massa ogni anno ormai da due decenni. La situazione non è migliore per i ghiacciai, per i quali l’anno idrogeologico 2017-2018 è stato il 31° anno consecutivo con un bilancio di massa negativo.

Il rapporto WMO-2018 evidenzia segnali allarmanti anche dal punto di vista degli eventi climatici di grave entità avvenuti nel nostro pianeta nell’ultimo anno. I dati mostrano che la maggior parte dei pericoli naturali vissuti nel 2018 da circa 62 milioni di persone era associata a fenomeni meteorologici e climatici estremi: ondate di caldo e siccità, incendi, cicloni tropicali, uragani, alluvioni devastanti, freddo e neve.

Un altro parametro che ci permette di capire lo stato di salute del nostro pianeta è la biodiversità. Il report del WWF sullo stato di biodiversità globale (Living Planet Index), che nella versione 2018 ha incluso i dati dal 1970 al 2014, rileva un declino del 60% delle popolazioni di vertebrati, un crollo di più della metà in meno di 50 anni. Le minacce che stanno mettendo seriamente in pericolo le oltre 8.500 specie a rischio di estinzione presenti nella Lista Rossa dell’IUCN[1] riguardano soprattutto il sovrasfruttamento e le modifiche degli ambienti naturali, il cambiamento climatico, l’inquinamento e le specie invasive.

Anche l’utilizzo del suolo mostra dei dati che fanno riflettere. Secondo i dati IPBES (Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services) sul degrado del suolo, attualmente meno del 25% della superficie terrestre è ancora in condizioni naturali e, continuando con gli attuali andamenti di sfruttamento, nel 2050 la percentuale della superficie terrestre in condizioni naturali scenderà al 10%.

Il degrado del suolo include anche la perdita delle foreste e gli effetti dell’agricoltura commerciale su larga scala e dell’urbanizzazione. Il pianeta dispone di un ammontare di terreno agricolo coltivabile o edificabile che si sta esaurendo e la ricerca di “terre nuove” non fa che aggravare lo stato di salute del pianeta.

La situazione di mari e oceani non è migliore. Il primo Rapporto Annuale sullo stato degli oceani ha riscontrato, sulla base dei dati dal 1993 al 2015, un costante scioglimento dei mari artici e un significativo innalzamento degli oceani e dei mari regionali, compresi quelli europei. Particolarmente serio è inoltre il fenomeno dell’acidificazione degli oceani, causato dall’aumento dell’anidride carbonica nell’atmosfera che altera la composizione chimica dell’acqua e potrebbe presto renderla invivibile per la maggior parte delle specie marine. Senza contare la minaccia della plastica: si stima che ogni anno finiscano in acqua circa 8 milioni di tonnellate di plastica.

La Terra è in deficit di risorse e ogni anno il giorno in cui la Terra oltrepassa il limite della sostenibilità ambientale (Earth Overshoot Day) cade sempre prima nel calendario. Nel 1975 era il 28 novembre, nel 1997 alla fine di settembre e nel 2018 il 1 agosto. Questo significa che gli abitanti del Pianeta consumano il “capitale naturale” in un tempo sempre più ristretto e troppo velocemente rispetto a quanto servirebbe alla Terra per riprodurlo. Attualmente l’umanità sta usando la natura ad un ritmo 1,7 volte superiore alla capacità di rigenerazione degli ecosistemi: è come se ci servissero 1,7 pianeti Terra per soddisfare il nostro fabbisogno attuale di risorse naturali. Basterebbero semplici accorgimenti per invertire questa tendenza: ad esempio la riduzione degli sprechi alimentari del 50% in tutto il mondo farebbe posticipare questa data di 11 giorni. Se posticipassimo l’Overshoot Day di 4,5 giorni ogni anno potremmo ritornare ad utilizzare le risorse di un solo pianeta entro il 2050.

Lo stato di salute dell’Italia. Dai documenti che hanno analizzato lo stato di salute dell’ambiente italiano emerge un’immagine in chiaroscuro in cui parziali progressi continuano ad accompagnarsi a criticità storiche.

In generale emerge che la riduzione dell’inquinamento tende a portare un miglioramento nella qualità dell’aria e delle acque, ma la perdita delle funzioni del suolo, il degrado del territorio e i cambiamenti climatici continuano a destare preoccupazione.

Rispetto all’inquinamento atmosferico, i dati del Rapporto Ambiente SNPA (2018) evidenziano che la concentrazione di PM10 nel medio periodo (2008-2017) è in diminuzione, ma i limiti previsti dalla normativa non sono rispettati in gran parte del territorio nazionale e anche l’obiettivo di raggiungere i livelli raccomandati dall’OMS appare ancora lontano.

Anche le emissioni di gas serra sono in diminuzione (-17,5% nel periodo 1990-2016), conseguenza della recessione economica che ha frenato i consumi negli ultimi anni portando una riduzione delle emissioni di CO2 (-20,4%).

Desta però qualche preoccupazione la questione climatica. Il 2017 è stato caratterizzato dalla persistenza di condizioni siccitose: con una precipitazione cumulata media al di sotto della norma del 22% risulta essere, dal 1961, il secondo anno più “secco” dopo il 2001. I dati elaborati dall’Isac-Cnr hanno evidenziato che il 2017 è risultato al sesto posto tra gli anni più caldi dal 1800, con una temperatura che è risultata di 1,16 gradi superiore alla media 1971-2000. Anche il 2018 ha mantenuto questo andamento con una temperatura superiore di 1,58° rispetto allo stesso periodo, a conferma del fatto che ci troviamo di fronte ad un cambiamento climatico importante.

Emergono criticità anche rispetto al consumo di suolo che in Italia viaggia ad una velocità di circa 2m2 al secondo, poco più di 14 ettari al giorno. Più di 23.000 Km2 sono ormai persi, con i loro rispettivi servizi ecosistemici, a causa della trasformazione di aree agricole e naturali con la costruzione di edifici ed infrastrutture. Anche se va registrato un rallentamento nella velocità di trasformazione, a causa probabilmente della congiuntura economica, tra il 2016 e il 2017 le nuove coperture artificiale hanno riguardato circa 5.200 ettari di territorio, in particolare nel Nord Italia.

Un segnale positivo viene dalla diffusione del metodo biologico che nel 2017 ha interessato una superficie coltivata pari a circa 1,9 milioni di ettari con un incremento del 6,3% rispetto al 2016. Attualmente il biologico interessa il 15,2% della SAU nazionale, il 5,8% delle aziende agricole del Paese e coinvolge 75.873 operatori (+5,2% rispetto al 2016).

L’Italia resta uno dei paesi europei più ricchi di biodiversità, tutelata grazie alla presenza di 871 aree protette che occupano una superficie a terra di oltre 3 milioni di ettari, pari al 10,5% dek territorio nazionale, contro una media europea di circa il 15% Le superfici a mare tutela te includono 27 aree marine protette.

Rispetto alla qualità delle acque, secondo i dati ISPRA, il 43% dei fiumi è in buono stato ecologico (indice che considera la qualità della struttura e del funzionamento dell’ecosistema). La più alta percentuale di raggiungimento dell’obiettivo di qualità buono si registra nella provincia di Bolzano (94%), in Valle d’Aosta (88%), nella provincia di Trento (86%) e in Liguria (75%). Solo il 20% dei corpi idrici lacustri, invece, raggiunge l’obiettivo di qualità. A livello regionale, il raggiungimento dell’obiettivo di qualità buono si registra soprattutto in Valle d’Aosta (100%), seguita dalla provincia di Bolzano (89%) e dall’Emilia-Romagna (60%).

 

LEGGI I NOSTRI APPROFONDIMENTI

Earth Day, la giornata mondiale per la tutela del pianeta

Earth Day, i cittadini e l’ambiente

Earth Day: la spesa salva ambiente

 

FONTI

WWF (2018), Living Planet Report.

WMO (2019) – Annual Statement on the Status of the Global Climate in 2018

CMEMS (2017), Rapporto sullo Stato degli Oceani (OSR)

ISPRA (2018) – Gli indicatori del Clima in Italia

SNPA (2018) – Rapporto Ambiente

CCN (2018) – Secondo Rapporto sullo stato del Capitale Naturale in Italia

[1] Unione internazionale per la conservazione della natura

 

TAGS
ambientecambiamenti climaticidesertificazioneEarth Day 2019giornata mondiale della terraitaliastato di salute

Continuando con la navigazione in questo sito, accordi l'utilizzo dei nostri cookie. Approfondisci

COOKIE POLICY

I cookie sono piccoli file di testo che i siti visitati inviano al terminale dell'utente, dove vengono memorizzati, per poi essere ritrasmessi agli stessi siti alla visita successiva.
Il Sito utilizza cookie tecnici, sia propri che di terze parti. Tali cookie, essendo di natura tecnica, non richiedono il preventivo consenso dell’Utente per essere installati ed utilizzati.
Il Sito utilizza, inoltre, cookie di profilazione di terze parti. Con riguardo a tali cookie, il consenso dell’Utente si assume prestato ogniqualvolta l’utente faccia click sul tasto “Accetto”, presente all’interno del banner che appare nella homepage. L’Utente può, in ogni caso, revocare in un secondo momento il proprio consenso all’installazione di tali cookie.

In particolare, i cookie utilizzati nel Sito sono riconducibili alle seguenti sottocategorie:
- cookie di navigazione o di sessione, che garantiscono la normale navigazione e fruizione del Sito. Non essendo memorizzati sul computer dell’utente, svaniscono con la chiusura del browser;
- cookie analitici, con cui sono raccolte e analizzate informazioni statistiche sul numero degli utenti e sulle visite al Sito;
- social widgets e plugin: alcuni widgets e plugin messi a disposizione dai social network possono utilizzare propri cookies per facilitare l’interazione con il sito di riferimento;
- cookie di profilazione, che sono utilizzati per raccogliere informazioni sulle preferenze e abitudini espresse dall’utente durante la propria navigazione e quindi rendere le inserzioni pubblicitarie fornite dalle terze parti più coinvolgenti e mirate.

Di seguito sono elencati i cookie di terze parti installati sul Sito. Per ciascuno di essi è riportato il link alla relativa informativa sul trattamento dei dati personali effettuato e sulle modalità per l’eventuale disattivazione dei cookie utilizzati. In merito ai cookie di terze parti, il Titolare ha unicamente l'obbligo di inserire nella presente policy il link al sito della terza parte. È a carico di tale soggetto, invece, l'obbligo dell'informativa e dell'indicazione delle modalità per l'eventuale consenso e/o disattivazione dei cookie.
- Google Analytics: Informativa | Opt Out

I cookie possono essere disabilitati dall’utente modificando le impostazioni del browser sulla base delle istruzioni rese disponibili dai relativi fornitori ai link elencati di seguito.

- Internet Explorer
- Mozilla Firefox
- Google Chrome
- Apple Safari
- Opera

Chiudi