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I Sigilli di Campagna Amica - La biodiversità contadina

L’agrobiodiversità, patrimonio da tutelare

05.10.18

Daniele Taffon – Responsabile biodiversità Fondazione Campagna Amica

L’agrobiodiversità, patrimonio da tutelare

Ad oggi sono circa 7.000 le specie vegetali utilizzabili dall’uomo per la propria alimentazione, ma solamente 150 vengono coltivate in maniera estensiva a questo scopo. Di queste, 12 forniscono quasi tre quarti dei nostri alimenti, e 4 di esse (riso, mais, grano, patata) provvedono più della metà del cibo che finisce nel nostro piatto. Parimenti, a livello di diversità animale, utilizziamo estensivamente per l’agricoltura e l’allevamento circa 30 delle 50.000 specie di mammiferi e uccelli, e 15 di queste costituiscono oltre il 90% della produzione globale di bestiame (dati FAO).

La riduzione della “agrobiodiversità” ha cause ben note: da un lato si inserisce in un più ampio fenomeno di perdita globale della biodiversità, dovuta al degrado di ecosistemi e alla perdita di habitat per un gran numero di specie; dall’altro lato è stata determinata della forte pressione selettiva dell’uomo operata negli ultimi decenni. L’industrializzazione dell’agricoltura e la massimizzazione della produttività dei raccolti hanno infatti richiesto una selezione di specie coltivate e allevate con criteri standardizzati, che ha portato alla formazione di varietà più efficienti in termini di resa, ma più povere in termini di variabilità genetica. Le nuove varietà hanno rapidamente soppiantato le numerosissime e diversificate specie locali e spontanee, banalizzando i paesaggi e in alcuni casi obliando i saperi (e i sapori) delle culture contadine.

In un contesto in cui questa perdita a livello mondiale pare un processo inarrestabile (la FAO stima che tra il 1900 e il 2000 sia andato perduto il 75% della diversità delle colture), le varietà antiche e locali sono l’autentica espressione del valore della agrobiodiversità, ovvero del risultato di quel processo evolutivo che ha generato, attraverso la minuziosa e paziente selezione dei contadini, una molteplicità di specie, varietà e razze perfettamente adattate ai contesti geoclimatici locali. In un Paese come l’Italia, caratterizzato da una forte eterogeneità di suoli, territori e paesaggi, questa semplice legge si è tradotta nel più alto numero di specie vegetali e animali presenti in Europa. Tuttavia questo patrimonio è tutt’altro che al sicuro.

In Italia, a titolo esemplificativo, in poco più di un secolo sono scomparse dalla tavola tre varietà di frutta su quattro: cent’anni fa si contavano 8.000 varietà, mentre oggi si arriva a poco meno di 2.000 e di queste ben 1.500 sono considerate a rischio di scomparsa anche per effetto dei moderni sistemi della distribuzione commerciale che privilegiano le grandi quantità e la standardizzazione dell’offerta. Ovviamente la perdita di biodiversità riguarda l’intero sistema agricolo e di allevamento, con il rischio di estinzione che si estende dalle piante coltivate agli animali.

La diversità delle piante che coltiviamo e degli animali che alleviamo rischia di sparire per sempre se non si farà uno sforzo di conservazione di varietà antiche e spontanee, proteggendo le diversità genetiche delle colture alimentari. Negli ultimi anni le banche di geni sono cresciute sia in numero che in dimensioni: nel mondo esistono più di 1.750 banche genetiche, per un totale di 7,4 milioni di campioni conservati. Ma accanto a questa (seppur fondamentale) catalogazione, deve essere accompagnata e sostenuta la reintroduzione e il rimpiego delle cultivar e razze in disuso, attraverso il coinvolgimento diretto degli agricoltori. Anche in questo caso, l’Italia ha dimostrato di essere un Paese all’avanguardia, grazie alle migliaia di contadini “custodi” e ai mercati di vendita diretta degli agricoltori che hanno offerto un canale di vendita alternativo per queste varietà locali generando una nuova sensibilità nei consumatori.

Nel nostro Paese sono state salvate dall’estinzione 130 razze allevate tra le quali ben 38 razze di pecore, 24 di bovini, 22 di capre, 19 di equini, 10 di suini, 10 di avicoli e 7 di asini, sulla base dei Piani di Sviluppo Rurale della precedente programmazione. Qualche esempio? L’asino romagnolo, noto per il suo temperamento vivace, è presente con 570 esemplari impegnati nella produzione di latte a uso pediatrico e per l’onoterapia; oppure i 400 esemplari di capra Girgentana dalle lunghe corna a forma di cavaturacciolo, impiegata per la produzione di latte destinato alla tuma ammucchiata (formaggio nascosto) stagionata in fessure di muro in gesso e/o pietra, che in passato venivano murate per nasconderle ai briganti. Ci sono anche la gallina di Polverara, ritratta con il caratteristico ciuffo fin dal 1400 in quadri e opere conservati anche nei Musei Vaticani, la Mora romagnola, una curiosa razza di maiale dal mantello nerastro, con tinte dell’addome più chiare, i bovini di razza Garfagnina con mantello brinato e pelle di colore ardesia che annoverano una popolazione di appena 145 capi o quelli di razza Pontremolese che sono rimasti appena in 46. Sono molti anche i prodotti vegetali che hanno rischiato l’estinzione e che sono stati riportati sulle tavole grazie all’impegno degli agricoltori a tutela della biodiversità. È il caso ad esempio del grano monococco, la specie geneticamente più semplice e antica di grano risalente addirittura a 23mila anni fa e di quello Saragolla, coltivato nell’antico Egitto, entrambi salvati dall’estinzione grazie all’ingegno dei coltivatori di Lombardia e Abruzzo. Senza dimenticare i semi antichi: dal riso Vialone nano alla pasta di grano Senatore Cappelli che, dopo essere arrivato a coprire all’inizio del secolo più della metà della coltivazione di grano in Italia, negli anni ‘60 ha iniziato a scomparire ma oggi è stato recuperato con una produzione che ha raggiunto 2,5 milioni di chili nel 2017.

La difesa della agrobiodiversità non ha solo un valore naturalistico, ma è anche il vero valore aggiunto delle produzioni agricole made in Italy. Investire sulla distintività è una condizione necessaria per le imprese agricole al fine di distinguersi in termini di qualità delle produzioni ed affrontare così il mercato globalizzato salvaguardando, difendendo e creando sistemi economici locali attorno al valore del cibo. L’Italia è l’unico Paese al mondo con 4.886 prodotti alimentari tradizionali (PAT) censiti dalle regioni ottenuti secondo regole tradizionali protratte nel tempo per almeno 25 anni, 282 specialità DOP/IGP riconosciute a livello comunitario e 415 vini DOC/DOCG, ma ha conquistato anche il primato green con quasi 50mila aziende agricole biologiche in Europa e la scelta di vietare le coltivazioni OGM a tutela del patrimonio di biodiversità.