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Vogliamo bene alla salute della Terra?

14.08.18

Il modo con cui ci nutriamo e consumiamo ha importanti ricadute sull’ambiente

Vogliamo bene alla salute della Terra?

Con l’obiettivo di Sviluppo Sostenibile n.12, le Nazione Unite vogliono promuovere un utilizzo più responsabile delle risorse ecologiche attraverso la diffusione di modelli di consumo e produzione sostenibili, dimezzando entro il 2030 gli sprechi alimentari nell’ambito dei consumi e della vendita al dettaglio, ma anche riducendo le perdite alimentari lungo tutta filiera, dalla produzione alla fase di distribuzione.

Se a livello globale riuscissimo a eliminare completamente gli sprechi alimentari, che sono pari a un terzo della produzione mondiale di cibo (mediamente 1,3 tonnellate), potremmo sfamare per ben 4 volte le persone che nel mondo soffrono di malnutrizione e di fame. Dati che fanno impressione considerando che il 26% dell’impatto ambientale prodotto dalle attività antropiche è riferibile alla filiera del cibo e che mediamente ogni anno consumiamo più risorse rispetto a quelle che la Terra riesce a generare.

Infatti, per raggiungere l’obiettivo di un uso responsabile delle risorse e riuscire a stare in equilibrio con l’ambiente avremo bisogno complessivamente di 1,7 pianeti, senza considerare che lo stile di vita di alcuni Paesi avanzati incide molto di più rispetto ai fabbisogni di altri Stati. Il Global Footprint Network ha stimato che se tutto il mondo adottasse lo stile di vita europeo si avrebbe di bisogno di ben 2.8 pianeti per soddisfare il fabbisogno globale di risorse ecologiche, cifra che raddoppia se invece adottassimo lo stile di vita degli Stati Uniti (addirittura 5 pianeti).

Ma tra le buone prassi che possiamo individualmente perseguire per ridurre la nostra impronta sul pianeta e diventare più sostenibili, sicuramente va considerato anche il modo in cui noi acquistiamo e consumiamo il cibo.

Ad esempio, se ognuno di noi avesse dimezzato i propri sprechi alimentari, assunto il giusto numero di calorie medie giornaliere, ridotto il consumo di alimenti ad alto impatto ambientale e consumato più frutta, verdura e cereali, avremmo potuto quest’anno spostare in avanti di 38 giorni l’Earth Overshoot Day dal 1° agosto all’8 settembre. L’Overshoot Day rappresenta il giorno in cui la domanda delle risorse naturali in un dato anno supera quelle che la Terra è in grado di generare e offrire ai propri abitanti: per dare un‘idea di equilibro sarebbe un ottimo risultato riuscire ad esempio a tornare ai livelli del 1970 quando questa data cadeva praticamente alla fine dell’anno solare (29 dicembre).

In Italia la sensibilità legata ai temi ambientali e della sostenibilità del cibo sta progressivamente contribuendo a modificare determinati comportamenti di acquisto, con sempre più consumatori che decidono di fare la spesa nei mercati contadini o acquistando prodotti locali del territorio: l’ultimo studio dell’ISPRA ci dà una valida conferma di come la filiera corta riesca a ridurre più sprechi rispetto ad altri sistemi convenzionali di commercio al dettaglio, offrendo al contempo una qualità nutrizionale superiore.

Coloro che si approvvigionano esclusivamente tramite reti alimentari alternative sprecano di meno perché i cibi in vendita sono più freschi e durano di più e non devono percorrere lunghe distanze, riducendo quindi sia consumo di risorse fossili (benzina e gasolio) ma anche le emissioni in atmosfera.

Secondo l’ISPRA, infatti, le filiere corte, biologiche e locali producono uno spreco pre-consumo pari solo al 5%, che è di gran lunga inferiore rispetto al 40% dei sistemi agro-industriali. Chi si rifornisce solo in reti alimentari alternative spreca un decimo rispetto a chi usa solo i canali convenzionali, mentre i sistemi di agricoltura supportata da un rapporto diretto con la comunità locale riducono gli sprechi al 7% contro il 55% di quelli generati dai sistemi di grande distribuzione. I sistemi agricoli diversificati e di piccola scala, infatti, producono da 2 a 4 volte meno sprechi rispetto ai sistemi agroindustriali e consumano in totale molte meno risorse producendo a livello globale il 70% del totale usando solo il 25% delle risorse disponibili.

Ma alcuni passi in avanti sono stati fatti anche in ambito domestico: secondo un’indagine Coldiretti/Ixè, ben 3 italiani su 4 (71%) hanno già diminuito o annullato i propri sprechi alimentari. Ciononostante, il problema dello spreco di cibo nelle case degli italiani rimane e ammonta ancora a circa 145 kg all’anno per famiglia (fonte Rapporto Waste Watcher).

Per fortuna però grazie ai consigli degli Agrichef e ai tutor di Campagna Amica possiamo apprendere utili trucchi e consigli sulla spesa per ridurre la nostra impronta sul pianeta, ad esempio imparando nuove ricette anti-spreco oppure scegliendo tra i prodotti sempre freschi che troviamo nei mercati contadini, la quantità più adatta ai nostri bisogni. Infine è sempre importante controllare la scadenza del cibo che acquistiamo e sapere che il termine minimo di conservazione di alcuni prodotti indica solo la data entro la quale è preferibile consumarlo, ma non che sia pericoloso per la nostra salute soprattutto se lo abbiamo conservato nel modo giusto.

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