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Biodiversità, un tesoro da custodire

22.05.18

Oggi è la Giornata Mondiale della Biodiversità, un patrimonio da conoscere e custodire visto che negli anni abbiamo assistito alla perdita del 75% della diversità genetica delle colture agricole a livello mondiale

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Oggi è la Giornata Mondiale della Biodiversità, un patrimonio da conoscere e custodire visto che negli anni abbiamo assistito alla perdita del 75% della diversità genetica delle colture agricole a livello mondiale. L’Italia, invece, è diventata la più green d’Europa con il maggior numero di certificazioni a livello comunitario per prodotti a denominazione di origine Dop/Igp, la leadership nel numero di imprese che coltivano biologico, ma anche la minor incidenza di prodotti agroalimentari con residui chimici fuori norma e la decisione di non coltivare organismi geneticamente modificati. L’Italia è l’unico Paese al mondo con 5047 prodotti alimentari tradizionali censiti, 293 specialità Dop/Igp riconosciute a livello comunitario e 415 vini Doc/Docg ma è anche leader in Europa con quasi 60mila aziende agricole biologiche. Sul territorio nazionale ci sono 504 varietà iscritte al registro viti contro le 278 dei cugini francesi e su 533 varietà di olive contro le 70 spagnole. Ma nel Belpaese si trovano ben 40mila aziende agricole impegnare nel custodire semi o piante a rischio di estinzione senza dimenticare che l’Italia è al vertice della sicurezza alimentare mondiale con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari (0,6%).

Nella Penisola, grazie alla Coldiretti, è nata con Campagna Amica anche la più vasta rete mondiale di aziende agricole e mercati di vendita a chilometri zero sotto un’unica insegna per salvare e far conoscere i tesori enogastronomici conservati da generazioni nel territorio. “Un bene prezioso che non ha solo un fine naturalistico, ma è anche il vero valore aggiunto delle produzioni agricole made in Italy”, afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “investire sulla distintività è una condizione necessaria per distinguersi in termini di qualità delle produzioni valorizzando la biodiversità”.

Sempre più spesso si sente parlare attraverso i mass media e i nuovi strumenti di informazione dell’importanza che la biodiversità riveste per l’uomo e le sue attività. Dal 1992, anno della Conferenza di Rio de Janeiro sulla biodiversità, ad oggi tanti passi in avanti sono stati fatti per accrescere nell’opinione pubblica l’interesse generale verso le questioni legate a questo tema. Purtroppo, però, almeno in Europa, la preoccupazione di fronte alle notizie allarmanti che ci prefigurano un futuro che potrebbe vedere la scomparsa progressiva di molti animali e piante, si sta diffondendo ancora troppo lentamente (UE, 2010).

Dai dati che gli scienziati divulgano, sappiamo che la terra sta perdendo il suo patrimonio di diversità di specie animali e vegetali con una velocità che va da 100 a 1000 volte più del normale, secondo i dati pubblicati in occasione della chiusura del Countdown 2010, la campagna dell’IUCN (l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) per arrestare l’estinzione delle specie e frenare la perdita di biodiversità. Secondo la FAO (2010), il 60% degli ecosistemi mondiali sono ormai degradati o utilizzati secondo modalità non sostenibili, il 75% degli stock ittici sono troppo sfruttati o impoveriti in modo eccessivo e dal 1990 abbiamo assistito alla perdita di circa il 75 % della diversità genetica delle colture agricole a livello mondiale. Inoltre, il 20% delle barriere coralline tropicali è già scomparso a causa dei cambiamenti climatici e il 95% di quelle restanti rischia di scomparire entro il 2050.

La situazione non è migliore in Europa, dove soltanto il 17% delle specie e degli habitat e l’11% degli ecosistemi principali protetti dalla legislazione sono in buone condizioni, mentre il 25% circa delle specie animali, inclusi mammiferi, anfibi, rettili, uccelli e farfalle sono a rischio di estinzione. Dal 1990, ad esempio, il numero delle specie comuni di uccelli è diminuito di circa il 10%, raggiungendo il 15 e il 20% in meno per gli uccelli comuni dei terreni agricoli e le specie comuni che abitano i boschi. È evidente che la biodiversità richiama alla mente dell’opinione pubblica animali esotici e lontani che nell’immaginario collettivo rappresentano delle vere e proprie bandiere da conservare e su cui elargire un grande sforzo di protezione (le sottospecie di tigre, l’orso polare, la balenottera azzurra o il panda); ma paradossalmente, se da un lato ci intristiamo di fronte alla morte di un esemplare di una specie rara di cui sappiamo tutto, spesso non conosciamo nulla della sorte di migliaia di esseri viventi poco affascinanti (di qualunque categoria tassonomica) che rischiano di scomparire, a volte, senza neanche avere un nome in quanto mai scoperti da nessun ricercatore. O, ancora peggio, abbiamo una scarsa sensibilità nei confronti di specie, varietà e razze di interesse agronomico che per molti secoli hanno sostenuto la vita umana e che, purtroppo, oggi a causa della corsa sfrenata al profitto, non possono tener il passo delle coltivazioni industriali molto più redditizie anche se di scarso valore ecologico e nutrizionale. Proprio queste, sono depositarie di una cultura spesso secolare e di tradizioni antiche e posseggono caratteristiche organolettiche e nutritive assolutamente preziose. Molto spesso, inoltre, essendo ben adattate alle caratteristiche ambientali del territorio dove sono state selezionate, anche ad opera dell’uomo, sono più resistenti ai patogeni e ai rigori del clima rispetto alle varietà prodotte in un laboratorio nate esclusivamente per massimizzare la produttività.

Proprio perché inseriti in un contesto che spesso svilisce tutto, rendendo conto solo al lato economico della realtà, oggi tutti noi dovremmo fare uno sforzo di comprensione e metterci in un’ottica maggiormente sensibile ai servizi non monetizzabili della biodiversità: il piacere di osservare un paesaggio, la tutela della salute, gli aspetti ricreativi, educativi, artistici e culturali, che pur avendo ricadute economiche, sono soprattutto elementi che ci regalano gioia e benessere rendendo la vita piacevole. Insomma senza dubbio se oggi potessimo investire denaro, la tutela della biodiversità che passa attraverso la ricerca genetica ed ecologica, la lotta ai cambiamenti climatici, alla trasformazione del suolo e la conservazione di razze e varietà, sarebbe un bel servizio al futuro dell’umanità.

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