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Vendemmia 2017, la più scarsa dal dopoguerra

06.11.17

La raccolta di uva cala del 26 per cento rispetto al 2016. Ma l’Italia resta il primo produttore mondiale

Vendemmia 2017, la più scarsa dal dopoguerra

Con l’arrivo della pioggia si è conclusa la vendemmia 2017. Iniziata il 4 agosto, la più anticipata dell’ultimo decennio, si classifica tra le più scarse del dopoguerra, con un taglio della produzione del 26% rispetto il 2016 causato dalla siccità estrema dell’ultima estate.
Dopo tre mesi di raccolta delle uve lungo la Penisola, si stima che circa 40 milioni di ettolitri di produzione made in Italy sia stata destinata per oltre il 40% ai 332 vini a denominazione di origine controllata (Doc) e ai 73 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), il 30% al 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante 30% a vini da tavola.
Secondo il Copa/CogecaOrganizzazione Europea degli Agricoltori e delle loro Cooperative – la vendemmia è stata difficile in tutta Europa dove si stima una produzione di 145 milioni di ettolitri, inferiore del 14% rispetto lo scorso anno.
Se l’Italia si conferma al primo posto, in Francia sarà raggiunto un minimo storico di 37 milioni di ettolitri, vale a dire una riduzione del 18% sui livelli del 2016 mentre in Spagna si prevede una produzione di 36 milioni di ettolitri ed il Portogallo, in controtendenza, vi è stato un aumento stimato del 10% sui livelli dell’anno scorso.
In questa vendemmia, la qualità dell’uva è definita molto buona in tutta l’Europa con un aumento dei prezzi, che però non sarà sufficiente a compensare alcuni produttori per le perdite di raccolto subite.
L’andamento dell’Unione Europea fa crollare dell’8,2% la produzione mondiale di vino che è stimata nel 2017 in 246,7 milioni di ettolitri dall’Organizzazione internazionale della vigna e del vino (Oiv), la più scarsa da diversi decenni.
Con 23,3 milioni di ettolitri, la produzione è in leggero calo (-1%) anche negli Stati Uniti, dove gli incendi hanno colpito i vigneti della Napa Valley, che restano il quarto produttore mondiale davanti all’Australia con 13,9 milioni di ettolitri (+6%).
Se la produzione stenta, il consumo mondiale nel 2017 invece aumenta e raggiunge i 243,2 milioni di ettolitri, punto medio in una forchetta che va da 240,5 a 245,8 milioni di ettolitri prevista dall’Organizzazione internazionale della vigna e del vino.
Tra le novità di quest’anno, si registra uno storico ritorno del vino sulle tavole degli italiani con un aumento record degli acquisti delle famiglie trainato dai vini Doc (+5%), dalle Igt (+4%) e degli spumanti (+6%), secondo i dati Ismea del primo semestre. Si registra un balzo del 3% anche tra le mura domestiche, con una profonda svolta verso la qualità come dimostra il fatto che a calare sono solo gli acquisti di vini comuni (-4%).
Oltre che sulle tavole tricolori, il vino italiano trionfa anche all’estero dove ha messo a segno un nuovo record storico delle esportazioni, con un aumento dell’8% rispetto allo scorso anno quando avevano raggiunto su base annuale i 5,6 miliardi di euro (dati Istat). A spingere la domanda oltre confine sono state soprattutto le vendite di spumante che, con un balzo del 15%, sfidano ormai alla pari lo champagne.

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