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Made in Italy agroalimentare da record

24.07.17

Nel primo trimestre del 2017 l’esportazione del cibo italiano è cresciuta dell’8%: dai Paesi della Ue al Nord America, dall’Asia fino all’Oceania?

Made in Italy agroalimentare da record

?Sulla base di dati Istat, è record storico per il Made in Italy agroalimentare all’estero, con una crescita media dell’8% spinta soprattutto dal Nord Ovest (+13,1%) e dal Nord Est (+7,4%), ma crescono anche il centro Italia nonostante il terremoto (+4,2%) e il Mezzogiorno e Isole (+1.7%). Quasi i due terzi delle esportazioni nel 2017 interessano i Paesi dell’Unione Europea con il mercato comunitario che aumenta del 5,9%, ma il Made in Italy a tavola cresce su tutti i principali mercati, dal Nord America all’Asia fino all’Oceania. Un balzo del 45% si registra in Russia dove tuttavia i valori restano contenuti a causa dell’embargo che ha colpito gran parte dei prodotti alimentari a eccezione del vino e della pasta. Gli Stati Uniti, con una crescita del 6,8%, sono di gran lunga il principale mercato fuori dai confini dall’Unione, e il terzo in termini generali dopo Germania e Francia e prima della Gran Bretagna.  Sul successo del Made in Italy agroalimentare all’estero pesano in misura rilevante i cambiamenti in atto nella politica internazionale. Nel rapporto con la Gran Bretagna si sentono già gli effetti della Brexit, con un calo del 7% nelle vendite del vino italiano nel primo bimestre per effetto dei tassi di cambio sfavorevoli, ma anche per l’aumento della tassazione sugli alcolici.
L’andamento sui mercati internazionali potrebbe ulteriormente migliorare grazie a un’efficace tutela nei confronti della “agropirateria” internazionale che fattura oltre 60 miliardi di euro utilizzando impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette. All’estero sono falsi quasi due prodotti alimentari di tipo italiano su tre. In testa alla classifica ci sono i formaggi a denominazione di origine Dop a partire dal Parmigiano Reggiano e dal Grana Padano, ma anche il Provolone, il Gorgonzola, il Pecorino Romano, l’Asiago o la Fontina. Poi ci sono i salumi più prestigiosi, dal Parma al San Daniele, ma anche gli extravergini di oliva e le conserve. A preoccupare sono gli effetti del Trattato di libero scambio con il Canada (CETA) in corso di ratifica in Italia, in cui si legittima la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali. Un accordo che colpisce anche il formaggio italiano più esportato nel mondo, il Parmigiano Reggiano, che potrà essere liberamente prodotto e commercializzato dal Canada con la traduzione di Parmesan. La svendita dei marchi storici del Made in Italy agroalimentare non è solo un danno sul mercato canadese, ma è soprattutto un pericoloso precedente nei negoziati con altri Paesi anche emergenti, che sono autorizzati così a chiedere le stesse concessioni ai concorrenti più insidiosi delle specialità Made in Italy all’estero.

TAGS
agroalimentare; made in italy; cibo; qualità;

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