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ll 2018 anno del cibo italiano nel mondo. La biodiversità, un patrimonio da difendere

01.06.17

Il ministro Dario Franceschini, insieme al presidente Coldiretti Moncalvo, firmano un protocollo d’intesa per la valorizzazione del territorio. Grande successo per il convegno “Biodiversità e agricoltura. Multifunzionalità: dall’ambiente alla società” ?

ll 2018 anno del cibo italiano nel mondo. La biodiversità, un patrimonio da difendere
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Il 2018 sarà “l’anno internazionale del cibo italiano nel mondo”. Lo ha annunciato il Ministro dei Beni culturali e del Turismo Dario Franceschini in occasione della presentazione del protocollo d’intesa sottoscritto assieme al presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo avvenuto in occasione del convegno “Biodiversità e agricoltura. Multifunzionalità: dall’ambiente alla società” organizzato da Fondazione Univerde, Coldiretti e Campagna Amica. “Un’azione che genererà conoscenza ed educazione al buon cibo, facendo dei turisti stranieri gli ambasciatori del Made in Italy a tavola nel mondo ma aiuterà anche l’export a raggiungere l’obiettivo di 50 miliardi di euro nel 2020”, ha commentato Roberto Moncalvo durante il convegno che ha visto la partecipazione di Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della Fondazione Univerde, Carlo Hausmann, assessore all’agricoltura della Regione Lazio, il professor Giorgio Calabrese e il sociologo Domenico De Masi.
 
Valorizzare la cultura dei luoghi. Nell’anno dedicato dall’Onu al turismo sostenibile l’obiettivo dell’iniziativa è sensibilizzare i cittadini e le imprese sulla necessità di valorizzare i caratteri culturali e naturali del territorio, anche attraverso l’integrazione tra imprese delle filiere culturali, turistiche, sportive, agricole e agrituristiche, creative e dello spettacolo e delle filiere dei prodotti agricoli tradizionali e “tipici” nelle aree di riferimento. In tale ottica il protocollo prevede il coinvolgimento degli imprenditori agricoli le cui strutture sono legate ad attività di ricerca archeologica, con l’intento di promuovere una conoscenza storica delle testimonianze venute in luce e del territorio, individuando d’intesa con i responsabili dello scavo e la competente Soprintendenza archeologica forme adeguate di valorizzazione dei rinvenimenti intervenuti. Oltre a ciò, verrà portata avanti un’attività di monitoraggio e mappatura delle aree agricole di interesse culturale, paesaggistico, storico e archeologico.
 
Cosa prevede il protocollo. Il protocollo Coldiretti-Mibact prevede anche l’utilizzo dei prodotti agricoli e agroalimentari tipici del territorio nell’ambito della ristorazione collettiva gestita direttamente o tramite appalto dal Ministero e dalle articolazioni territoriali. Uno spazio viene dato anche alla realizzazione di percorsi turistici e didattici, compresi itinerari pedonali, ciclabili, equestri, mototuristici, fluviali e ferroviari, appositamente segnalati e pubblicizzati per far conoscere ai turisti italiani e stranieri luoghi ed aree legati a produzioni agroalimentari tipiche e storicamente radicate nella tradizione italiana. In generale, verrà promosso il turismo agroalimentare, per favorire la conoscenza della storia delle produzioni agricole tipiche locali, in stretta connessione con quella del territorio da cui esse traggono le proprie caratteristiche peculiari, sfruttando anche le potenzialità di diffusione della rete di vendita diretta dei prodotti agricoli ed agroalimentari basata sullo sviluppo capillare dei Mercati di Campagna amica promossi dalla Fondazione Campagna Amica.
 
La biodiversità, un patrimonio da proteggere. L’Italia che può offrire una valida alternativa ai prodotti esotici come le carote viola, la patata turchesa, la roveja di Cascia e i fagioli del purgatorio.  È quanto emerge dall’indagine Coldiretti/Ixè presentata in occasione dell’incontro su “Le vacanze tra cibo e cultura con i superfood della nonna” avvenuto all’interno del convegno “Biodiversità e agricoltura”  nell’anno dedicato dall’Onu al turismo sostenibile. Sul territorio nazionale ci sono ben 40mila aziende agricole impegnate nel custodire semi o piante a rischio di estinzione. Un patrimonio del Made in Italy che in modo del tutto naturale aiuta il benessere e l’ambiente e risponde alla domanda del wellness a tavola, che si sposta dal supermercato alle vacanze. 
 
Campagna Amica in difesa della biodiversità. Cibi che fanno bene al fisico e alla mente. “In Italia è nata con Campagna Amica la più vasta rete di aziende agricole e mercati di vendita a chilometri zero che ha offerto opportunità economiche agli allevatori e ai coltivatori di varietà e razze a rischio di estinzione che altrimenti non sarebbero mai sopravvissute alle regole delle moderne forme di distribuzione”, ha affermato Moncalvo. 
Le carote viola di Polignano sono considerate un vero e proprio elisir di lunga vita anche grazie alle elevate quantità di polifenoli, flavonoidi e antocianine dal potere antiossidante, mentre il barattiere, antica varietà di cetriolo pugliese, è l’ideale per chi è a dieta, poiché assicura un elevato contenuto in potassio e basso di zuccheri e sodio. Per chi, invece, è a caccia di “aiutini” tra le lenzuola in Calabria si coltiva il peperoncino di Diamante dalle note proprietà afrodisiache. La cipolla rossa di Cavasso Nuovo, dal Veneto, è, invece, un toccasana contro lo stress e l’ipertensione a causa di una vita sempre più frenetica, ma aiuta anche a ridurre il colesterolo. E per chi ha il fegato ingrossato da dispiaceri e rabbia c’è pure la carota bianca piemontese che ha un effetto benefico in quanto regola la produzione di bile. In Sardegna è stata recuperata sa pompia, sorta di cedro dalla buccia spessa e ruvida usato nella preparazione di dolci e liquori, ma dal quale si ricavano anche oli essenziali che curano tosse e raffreddore e aiutano anche l’intestino. Per chi soffre di celiachia dalla Lombardia arriva il mais corvino dal colore nero-violaceo, che è senza glutine, oltre che ricco di antocianine, molto antiossidanti. In Campania si trova poi il pomodorino del piennolo una varietà antica di pomodoro che sapientemente intrecciato e lasciato all’aria aperta ha la capacità di resistere per un intero anno mantenendo inalterate le sue straordinarie caratteristiche organolettiche. La patata turchesa in Abruzzo invece possiede interessanti proprietà antitumorali e contro l’invecchiamento grazie soprattutto ad alcune sostanze presenti nella buccia. In Friuli Venezia Giulia sboccia la rosa di Gorizia che non è un fiore, ma di una varietà pregiata di radicchio rosso che aiuta a depurare l’organismo per chi ha esagerato un po’ a tavola, oltre a essere ricca di ferro, calcio, antiossidanti, acido folico e vitamine. La melanzana rossa è tornata a essere coltivata in Basilicata grazie all’impegno degli agricoltori e ciò ha rappresentato – nota la Coldiretti – una fortuna per i consumatori poiché questo tipo di ortaggio vanta tra le proprietà principali, quella antiossidante, utile per contrastare l’invecchiamento cellulare, oltre a ridurre il colesterolo. Dalle Marche arrivano le visciole, varietà selvatiche di ciliegia che una volta crescevano spontaneamente nelle campagne. I contadini le coglievano e le facevano seccare al sole per poi consumarle durante il lavoro nei campi per le loro proprietà rinvigorenti. La roveja di Cascia, coltivata dagli agricoltori umbri terremotati, è un legume antico con alto contenuto di proteine e pochi grassi, dunque adatto a chi deve perdere peso. Si deve agli agricoltori dell’Emilia Romagna il recupero del carciofo moretto di Brisighella, noto già nell’antichità per la sua ricchezza di ferro, il basso contenuto di zuccheri e le proprietà lassative, oltre che per la preparazione di decotti e amari. In Sicilia la fava di Leonforte era coltivata nell’antichità per migliorare la qualità dei terreni a grano e assicurare un alimento ricco di proteine e sali minerali che poteva essere seccato e conservato a lungo. Nel Lazio si producono i fagioli del Purgatorio dalle ottime proprietà nutrizionali. Ma ci sono anche i prodotti della biodiversità che garantiscono un alto livello di… gusto. È ligure il chinotto, che può essere preparato in vari modi: sciroppato, candito, al liquore, in elisir, come marmellata e come mostarda. Ottimo il puzzone di Moena, formaggio dall’aroma inconfondibile del Trentino Alto Adige, così come la tintilia, antico vitigno del Molise, e la motzetta, strisce di carne essiccata della Valle d’Aosta.  
TAGS
agricoltura; superfood; biodiversità; cultura; food; ambiente; cibo;

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