Sei in: Home > Cibi e ricette > ​Albicocche, occhio all’o...

20/05/2015 00:00

 ​Albicocche, occhio all’origine

 
Se ne producono di ottime in Italia, ma vengono comunque importate e a volte spacciate per prodotto nazionale. Per evitare le frodi, meglio comprarle a filiera corta

 

Puntuali come ogni anno sono arrivate le albicocche dalla Spagna. Sono primizie di importazione, una “chicca” della distribuzione, grande e piccola, italiana e non. Vendute magari in offerta, a volte anche sottocosto, per attirare consumatori impazienti alla ricerca dello sfizio a buon mercato. Consumatori che diventano spesso vittime delle strategie commerciali basate su un prodotto “civetta” con il prezzo ribassato e sul ricarico di altri.
Purtroppo, ogni tanto, chi importa o chi distribuisce si “dimentica” di scrivere da dove vengono le albicocche o “si sbaglia”, e magicamente diventano tutte italiane. L’Italia è il primo produttore europeo di albicocche. Le nostre albicocche sono gradite e apprezzate anche all'estero, visto che esportiamo circa il 15% della produzione. C’è proprio bisogno di importare albicocche in questo periodo, quando arrivano le primizie del nostro meridione? È il mercato globalizzato, ci dicono. Ma non è il mercato globalizzato a spacciare quelle importate per italiane! E i controlli dove sono? Non è solo un problema di origine falsificata, anche se basterebbe già quello. È anche un problema di sicurezza alimentare, se è vero che queste produzioni perdono la loro identità, la loro rintracciabilità, con tutti i rischi, anche fitosanitari, del caso.
 Ecco perché il prodotto italiano va sempre, e soprattutto in questo caso, cercato e privilegiato nelle scelte di acquisto. L’ideale è comprarlo nei nostri mercati a filiera corta, dove sono gli stessi produttori a garantire in prima persona l’origine e la qualità della loro frutta. Mettendoci la faccia, e tanta passione.

 albicocche; stagionalità; origine; frutta; import