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Quanto costa l’agricoltura che sparisce

21.04.18

Persi 3 metri quadrati al secondo con un danno di 400 milioni di euro all’anno. Intanto aumenta l’inquinamento da import di prodotti. Ecco quelli da evitare

Quanto costa l’agricoltura che sparisce

La terra italiana sta sparendo a una velocità di 3 metri quadrati al secondo con un costo per l’agricoltura di 400 milioni di euro all’anno dovuto ai pesanti effetti dal punto di vista economico, occupazionale, ma anche ambientale. È quanto afferma la Coldiretti sulla base dei dati Ispra che per l’occasione della Giornata mondiale della Terra. In Italia si è verificata la perdita del 28% della superficie coltivata per colpa della cementificazione, dell’abbandono e dell’invasione di cibi asteroidale provocati da un modello di sviluppo sbagliato che negli ultimi 25 anni ha ridotto a meno di 13 milioni di ettari le aree agricole utilizzabili.

Il risultato è il degrado ambientale in un territorio più fragile dove l’82% dei comuni sono a rischio frane e alluvioni ma anche l’aumento dell’inquinamento provocato da prodotti che devono percorrere migliaia di chilometri prima di giungere sulle tavole. È stato calcolato infatti che un chilo di  mirtilli dall’Argentina deve volare per più di 11mila chilometri con un consumo di 6,4 kg di petrolio che liberano 20,1 chili di anidride carbonica mentre le noci dalla California viaggiano per quasi 9mila km, brucia 5 chili di petrolio e liberano 15,6 chili di anidride carbonica per ogni chilo di prodotto e i fagiolini dall’Egitto viaggiano per oltre 2mila km, consumano 1,2 chili di petrolio ed emettono 3,8 chili di anidride carbonica per ogni chilo di prodotto, attraverso il trasporto con mezzi aerei.

Un impatto ambientale che 30 milioni di italiani sono impegnati a ridurre facendo la spesa a chilometri zero secondo l’indagine Coldiretti/Ixè direttamente dal contadino almeno una volta al mese per acquistare prodotti locali che sostengano l’economia dei territori, tutelino l’ambiente e taglino trasporti, sprechi e inquinamento. Una opportunità resa possibile grazie anche alla rete di vendita diretta di Campagna Amica estesa dalle fattorie ai mercati, dai ristoranti al cibo di strada, dagli agriturismi alle scuole e composta da 7.200 fattorie, 1.250 mercati, e 2.200 agriturismi, cui si aggiungono 550 ristoranti e 30 punti di “street food”, dove arrivano prodotti coltivati su circa 200mila ettari di terreno.

Nei mercati degli agricoltori le famiglie investono quasi un terzo del loro budget alimentare della settimana con una spesa media di circa 27 euro e i prodotti più acquistati sono sicuramente verdura e frutta, seguite da formaggi, uova e miele mentre nelle realtà più strutturate cresce la percentuale di prodotti come salumi, pane, pasta e biscotti, frutta secca, carne e vino, verdure pronte e salse. Il 74% dei consumatori che frequentano i farmers market ha fra i 25 e i 65 anni e fa la spesa a km zero in media 3 volte al mese impiegando dai 15 ai 30 minuti per parlare con gli agricoltori, informarsi studiare l’offerta e scegliere visto che per quasi 9 persone su 10 ha molta importanza che si tratti di prodotti locali e di stagione, caratteristiche legate in modo indissolubile alle difesa dei terreni e dell’attività agricola.

 “Acquistare prodotti a chilometri zero è un segnale di attenzione al proprio territorio, alla tutela dell’ambiente e del paesaggio che ci circonda, ma anche un sostegno all’economia e all’occupazione locale” sostiene il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel concludere che “si tratta di una responsabilità sociale che si è diffusa tra i cittadini ed è cresciuta insieme ai mercati contadini che in Italia sono diventati non solo luogo di consumo, ma anche momenti di educazione, socializzazione, cultura e solidarietà”.

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