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Agricoltura e risparmio energetico

22.02.18

Dalla terra un’importante sostegno al risparmio energetico

Agricoltura e risparmio energetico

Secondo i dati dell’ ENEA i consumi totali di energia finale del sistema agricolo-alimentare, rappresentano il 32% su scala mondiale, il 26% nell’Unione Europea e circa il 13% nel 2013 a livello nazionale (circa 3% il solo settore agricolo). Le filiere agroalimentari richiedono energia in termini di combustibili fossili per i macchinari, di fitosanitari per il controllo delle patologie vegetali e di fertilizzanti per la crescita e lo sviluppo delle coltivazioni in pieno campo e in serra. Ulteriori richieste di energia sono dovute alla preparazione, alla distribuzione e alla conservazione degli alimenti di origine animale e vegetale.
L’agricoltura può dare il suo contributo al risparmio energetico in vari modi. Da un lato consumando meno: l’ENEA ritiene che attraverso interventi di efficienza energetica e tecnologie verdi da applicare in tutte le fasi della lavorazione compresi fitosanitari, fertilizzanti e climatizzazione degli ambienti di lavoro sia possibile risparmiare il 25% dei consumi nell’irrigazione, il 70% nella ventilazione degli ambienti industriali e il 20% nella produzione e trasformazione agroalimentare. Si tratta di soluzioni con un tempo di ritorno dell’investimento da 5 a 7 anni basate principalmente su impianti di solar cooling, led ad alta efficienza e software per l’autodiagnosi energetica.
Gli impianti di solar cooling sfruttano la radiazione solare per produrre acqua refrigerata per la climatizzazione estiva dei sistemi serra. Le serre sostenibili (serra building), alimentate con energia fotovoltaica e illuminate a led, permettono di abbattere il consumo energetico delle coltivazioni in serra che rappresentano un settore molto energivoro con un rapporto tra energia nel prodotto/energia immessa per produrre pari a 0,04 contro 1,23 delle coltivazioni in pieno campo.
Anche la scelta di un metodo di coltivazione biologico permette un notevole risparmio energetico: si stima infatti che il consumo di energia sia inferiore di circa un terzo per unità di prodotto realizzato rispetto all’agricoltura tradizionale, grazie all’utilizzo di mezzi e tecniche meno intensive e a canali di vendita a livello locale. Inoltre l’agricoltura può contribuire a creare nuova energie attraverso l’utilizzo dei propri scarti. Paglia, stocchi di mais, potature, gusci di nocciole e tutto ciò che l’agricoltura non usa può diventare combustibile per produrre calore ed energia elettrica. Questa pratica è stata per lungo tempo accantonata ma ora diventa sempre più urgente tornare al passato, rileggendo il modello contadino tradizionale alla luce delle nuove tecnologie.

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