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Olio, nel 2016 dimezzata la produzione made in Italy

28.11.16

A contribuire alla flessione dei raccolti, un clima inclemente, che ha alternato spesso caldo e freddo

Per l’olio italiano il 2016 verrà ricordato come una delle annate peggiori di sempre. Le ultime analisi di Coldiretti sulla base di stime di Unaprol-Ismea hanno rivisto al ribasso le già pessime previsioni, con il calo della produzione che scende addirittura a 243mila tonnellate, il 49 per cento in meno rispetto al 2015.
Male al Sud, dove il -50 per cento stimato ad oggi potrebbe risultare anche ottimistico, mentre al Centro la flessione è di poco superiore al 40 per cento. Fuori dal coro il Nord che mostra invece una progressione rispetto allo scorso anno, sia perché le condizioni climatiche non sono apparse tanto sfavorevoli quanto al Meridione, sia perché – avendo dei bacini produttivi più contenuti – è stato più capillare il controllo e la difesa dalle malattie.
In molte zone l’olivicoltura è piuttosto recente per cui gli impianti entrano in questi anni in piena produzione, esprimendo la massima potenzialità. I frantoi hanno aperto in anticipo in tutta la Penisola e non solo per una pratica che sta diventando consuetudine di raccogliere appena l’oliva è invaiata, preservando così tutto il corredo organolettico e sensoriale degli oli, ma per una questione decisamente più pratica e cioè quella di salvare quel che restava della produzione.
Quest’anno, infatti, l’anticipo della raccolta è stato dettato dal timore che l’ennesimo attacco di mosca potesse danneggiare ulteriormente le olive che ancora avevano resistito agli attacchi precedenti. Molte sono state oggetto di cascola ed altre non sono state raccolte perché già compromesse.
Ciò che non ci si aspettava era che all’annata di scarica, strutturale dopo l’ottima produzione dello scorso anno che in alcune aree del Sud ha toccato livelli record, si sommassero gli effetti negativi di un clima inclemente, che ha alternato in modo bizzarro caldo e freddo, con piogge a volte inopportune. Già le prime fasi fenologiche avevano fatto presagire un’annata tutt’altro che abbondante. In molte aree, infatti, il vento e il freddo avevano provocato una pessima allegagione dopo una fioritura che, mediamente, poteva considerarsi tra il mediocre ed il buono.
Con la carenza di olio nostrano aumentano anche i rischi di frode e inganni in una situazione in cui c’è più olio spagnolo che italiano nelle bottiglie riempite a livello nazionale che in 2 casi su 3 contengono prodotto straniero proveniente per oltre il 60% dalla Spagna, il 25% dalla Grecia ma per quasi il 10% da un paese extracomunitario come la Tunisia.
L’Italia si classifica come il maggior importatore mondiale per un quantitativo stimato nel 2016 superiore a 500 milioni di chili a fronte di una produzione nazionale di 298 milioni di chili, anche per effetto delle agevolazioni concesse dall’Unione Europea che ha appena dato purtroppo il via libera per l’importazione senza dazi nella Unione Europea di 35mila tonnellate in più l’anno che vanno ad aggiungersi alle attuali 56.700 tonnellate a dazio zero già previste dall’accordo di associazione Ue-Tunisia, portando il totale degli arrivi “agevolati” annuale oltre quota 90mila tonnellate.

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agricoltura; import; olio; made in italy; clima; olivicoltura;