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Domani, un film su come cambiare il mondo partendo dal basso

12.10.16

Un emozionante road movie alla scoperta di quelle pratiche virtuose che possono salvare il Pianeta

       
Trasformare una catastrofe incombente in un’opportunità. Per pensare in grande, cambiare il mondo, sognare di costruire un futuro di soluzioni condivise, di armonia tra comunità di persone e habitat naturali. Con questo bagaglio di emozioni positive si torna nella vita reale dopo aver visto “Domani” di Cyril Lyon e Mélanie Laurent, nella consapevolezza che la strada segnata non è senza uscita, che per la salvaguardia del pianeta Terra ci sono alternative originali e fantasiose. E che ci sono persone che ogni giorno le costruiscono, con il coraggio della creatività e l’incosciente ottimismo delle menti davvero rivoluzionarie.
Si parte da uno studio pubblicato sulla rivista Nature nel 2012 nel quale si annuncia un crollo generalizzato degli ecosistemi, e quindi dalla fine delle condizioni che rendono possibile la vita. Che fare? Il film è un road movie finanziato attraverso un crowdfunding che esplora cinque grandi tematiche profondamente interconnesse tra loro – agricoltura, energia, economia, democrazia, istruzione – incontrando i protagonisti nella realtà del loro quotidiano mentre concretizzano progetti solo in apparenza marginali e un po’ folli.
Si scopre così che è non solo possibile ma anche redditizio produrre cibo senza usare fertilizzanti o pesticidi, riducendo al minimo la meccanizzazione, in armonia con una natura che va valorizzata e non depredata. Lo raccontano con straordinaria semplicità Charles e Perrine Hervé-Gruyer, che trattano i loro terreni con la stessa cura di chi sta ricamando la trama di un prezioso merletto. Incastonando colture che si aiutano vicendevolmente a crescere, concentrando così tante forme di vita in piccoli spazi da far girare la testa a chiunque sia abituato a pensare solo allo sterile rigore di certe monoculture industriali.
Ma c’è di più. Si racconta anche la riconquista della città da parte della campagna laddove meno te lo aspetteresti: succede a Detroit, Usa. Qui negli anni si è strutturata un’esperienza di orti urbani su vasta scala, dove l’agricoltura biologica di D-Town Farm costituisce un modello virtuoso replicabile in altre parti del mondo.
Partendo quindi da temi vicinissimi alla mission e alla filosofia di Campagna Amica – che insieme a Greenpeace, Legambiente, Lifegate e Slow Food ha ufficialmente dato il proprio sostegno al film – si susseguono incontri e testimonianze di progetti innovativi in settori solo in apparenza molto lontani dall’agricoltura. Ma si capisce subito che – al di là delle esigenze della narrazione cinematografica – tutti gli ambiti della vita sociale, politica ed economica sono solidamente collegati da meccanismi e interessi comuni. E che quindi anche le possibili idee innovative possono partire dal basso: da iniziative locali illuminate, consapevoli e responsabili.
  
Le soluzioni proposte dal film: 5 azioni quotidiane possono fare la differenza
1. Coltivare secondo i principi della permacultura o dell’agroecologia. Trovare dei produttori nei mercati o nei supermercati bio indipendenti; costituire o associarsi a un gruppo. Utilizzare reti per l’acquisto diretto dai produttori.
2. Installare in casa fonti di energia rinnovabile (pannelli solari, minieolico, geotermia). Optare per un fornitore di energia elettrica proveniente al 100% da fonti rinnovabili. Ridurre contemporaneamente il proprio consumo di energia e optare per mezzi di trasporto dolce.
3. Verificare a chi appartengono le aziende in cui si fanno acquisti e qual è la loro politica sociale e ambientale.
4. Scegliere le banche praticano una finanza più etica e responsabile. Informarsi su quale sia il loro impatto sul clima e sulle loro politiche in materia di speculazione e paradisi fiscali.
5. Imparare a differenziare correttamente i rifiuti. Compostare in città o nel proprio giardino. Riparare e riutilizzare gli oggetti. Condividere anziché acquistare.
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km zero; agricoltura; filiera corta; cinema; economia;