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Vino, le cifre di un successo tutto italiano

13.04.16

​Esportazioni in crescita, primato in Europa per le indicazioni geografiche. E un costante lavoro sulla qualità

In 50 anni la quantità di vino made in Italy venduto all’estero è aumentata di quasi otto volte, nonostante la produzione sia calata del 30%. Il dato è emerso dalla prima analisi  sul mezzo secolo di storia del vino italiano elaborata dalla Coldiretti in occasione dei 50 anni del Vinitaly dove al Centro Servizi Arena – stand A, tra il padiglione 6 e 7, sono state esposte le innovazioni più significative del cinquantennio di un settore che è oggi la punta di diamante e il simbolo dell’economia tricolore, con un impatto unico dal punto di vista economico, occupazionale e di immagine.
Nel 1966 la quantità di vino esportato all’estero ammontava a 257 milioni di litri. In mezzo secolo le vendite sono balzate a 2 miliardi di litri (+687 per cento), con il risultato che oggi nel mondo una bottiglia esportata su 5 è fatta in Italia. E ciò nonostante la produzione di vino in Italia sia scesa dal 1966 ad oggi del 30 per cento, passando da 68,2 milioni di ettolitri ai 47,4 milioni di ettolitri registrati nel 2015, secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat. Una quantità che ha comunque permesso all’Italia la conquista del primato mondiale davanti ai cugini francesi.
Ma esattamente cinquant’anni fa nasceva anche la prima Doc, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del riconoscimento della Denominazione di origine controllata per la Vernaccia di San Gimignano, alla quale sono poi seguite le altre. L’incidenza delle “neonate” Doc sulla produzione complessiva nell’anno successivo era di appena il 2 per cento. Oggi si è arrivati al 32 per cento del totale, con una bottiglia prodotta su tre che è a denominazione di origine, tanto che l’Italia che ha conquistato il primato in Europa per numero di vini con indicazione geografica (73 Docg, 332 Doc e 118 Igt).
Un percorso inverso ha caratterizzato, invece, i consumi di vino degli italiani che nel giro di 50 anni si sono ridotti a un terzo. Dai 111 litri che ogni italiano beveva in media nel ’66 si è scesi agli attuali 37 litri che rappresentano il minimo storico di sempre. Il risultato è che la quantità di vino Made in Italy consumato all’interno dei confini nazionali è oggi addirittura inferiore a quella nel resto del mondo. In Italia però si beve meno, ma si beve meglio con il vino che si è affermato nel tempo come l’espressione di uno stile di vita “lento” attento all’equilibrio psico-fisico che aiuta a stare bene con se stessi in alternativa agli eccessi.
Fatturato da record. Il fatturato del vino e degli spumanti in Italia è cresciuto ancora del 3%, raggiungendo nel 2015 il valore record di 9,7 miliardi per effetto soprattutto delle esportazioni che hanno raggiunto il massimo di sempre a 5,4 miliardi (+5 per cento) mentre, dopo anni, sono risultate in leggera crescita anche le vendite sul mercato nazionale pari a circa a 4,4 miliardi, per effetto anche dell’aumento nella grande distribuzione organizzata (+1,3%).
Il buono stato di salute del vino italiano traina l’occupazione in agricoltura che in controtendenza fa registrare un andamento positivo nel 2015. Coldiretti stima che il vino abbia offerto durante l’anno opportunità di lavoro ad un milione e trecentomila persone (+4%) tra quanti sono impegnati direttamente in vigne, cantine e nella distribuzione commerciale, ma anche in attività connesse, di servizio e nell’indotto che si sono estese negli ambiti più diversi: dall’industria vetraria a quella dei tappi, dai trasporti alle assicurazioni, da quella degli accessori, come cavatappi e sciabole, dai vivai agli imballaggi, dalla ricerca e formazione alla divulgazione, dall’enoturismo alla cosmetica e al mercato del benessere, dall’editoria alla pubblicità, dai programmi software fino alle bioenergie ottenute dai residui di potatura e dai sottoprodotti della vinificazione (fecce, vinacce e raspi).
Nel 2015 rispetto all’anno precedente le vendite hanno avuto un incremento in valore di oltre 13% negli Usa, mentre nel Regno Unito l’export cresce dell’11% e la Germania rimane sostanzialmente stabile. In Oriente le esportazioni sono cresciute sia in Giappone sia in Cina, rispettivamente in valore del 2% e del 18%. Negli Stati Uniti sono particolarmente apprezzati il Chianti, il Brunello di Montalcino, il Pinot Grigio, il Barolo e il Prosecco che piace però molto anche in Germania insieme all’Amarone della Valpolicella e al Collio. Lo spumante è stato il prodotto che ha fatto registrare la migliore performance di crescita all’estero con le esportazioni che con un aumento del 17% ha raggiunto il record di 985 milioni di euro. Nella classifica delle bollicine italiane più consumate nel mondo ci sono nell’ordine il Prosecco, l’Asti, il Trento Doc e il Franciacorta che ormai sfidano alla pari il prestigioso Champagne francese. Per quanto riguarda le destinazioni, la classifica è guidata dal Regno Unito con circa 250 milioni di euro e un incremento del 44% nel 2015, ma rilevanti sono anche gli Stati Uniti con circa 200 milioni e un aumento del 26% a valore. Preoccupante è invece il flop registrato in Russia dove le esportazioni di vini e spumanti calano ulteriormente del 31% per effetto delle tensioni politiche e commerciali nonostante il vino non rientri tra i prodotti colpiti dall’embargo.
Frodi e sofisticazioni. In un solo anno sono più che raddoppiate le frodi con un incremento record del 150 per cento del valore di vini e alcolici sequestrati perché adulterati, contraffatti o falsificati. Le frodi e la vinopirateria sono la principale minaccia al successo dei vini italiani che nel 2015 hanno raggiunto un fatturato record di 9,7 miliardi (+3%) realizzato soprattutto grazie all’export che è stato di 5,4 miliardi (+5%).
Sono stati sequestrati dai Nas nel 2015 vini e alcolici per un valore di 41 milioni con 117 persone segnalate all’autorità giudiziaria e 261 all’autorità amministrativa. Alle frodi smascherate a livello nazionale si aggiungono gli inganni a danno del vino Made in Italy provocati dalla vinopirateria nei diversi continenti dove sono stati scoperti clamorosi falsi, dal Bordolino bianco e rosso con tanto di bandiera tricolore, ma prodotto in Argentina al Chianti Made in Usa fino al Barbera bianco acquistato in Romania, che complessivamente provocano perdite stimabili in oltre un miliardo di euro sui mercati mondiali alle produzioni Made in Italy.
Il Prosecco guida la classifica dei vini italiani più taroccati dopo aver conquistato il record delle vendite a livello mondiale dove sono state esportate 237 milioni di bottiglie di Prosecco doc e 38 milioni di bottiglie Prosecco docg (Conegliano, Valdobbiadene, Asolo, Cartizze). L’esportazione del Prosecco originale si concentra con il 30% nel Regno Unito, il 20% negli Stati Uniti e il 9% in Germania che è anche il Paese dove più diffuse sono le falsificazioni.
IL VINO ITALIANO IN PILLOLE
Fatturato                   9,7 miliardi (+3%)
Esportazioni             5,4 miliardi (+5%)
Lavoratori                  1,3 milioni (+4%)
Produzione              47,4 milioni di ettolitri
Qualità                      1 bottiglia su 3 è Doc
Fonte: Elaborazioni Coldiretti
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