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Non chiamatelo solo asino

28.08.15

Tutti i segreti di un animale dal carattere libero, di una natura che non si lascia facilmente sottomettere e dominare

​Due le caratteristiche anatomiche dell’asino che colpiscono immediatamente. L’occhio e la testa sproporzionatamente grandi rispetto al corpo. Le orecchie anch’esse esageratamente lunghe rispetto al resto del corpo. Sappiamo che l’occhio e la testa molto grandi sono una caratteristica dei cuccioli di tutte le specie (quindi anche dell’uomo). I piccoli nati, infatti, sono facilmente riconoscibili, anche a distanza, proprio per questa particolarità: occhi e testa molto grandi in rapporto al corpo. Questa “sproporzione” in natura ha l’effetto di muovere nei soggetti adulti l’istinto protettivo, l’affettività e di inibire l’aggressività. Infatti da sempre i cuccioli di tutte le razze fanno tenerezza, suscitano il senso ludico e le coccole. L’asino, fatto alquanto eccezionale, mantiene anche da adulto una testa grande con due grandi occhi. Questo gli conferisce un aspetto di eterno cucciolone. Per questo l’asino ci fa sempre tenerezza e ci strappa sempre qualche carezza. In più l’asino ha due orecchie lunghissime, sproporzionatamente lunghe, che muove costantemente in tutte le direzioni come antenne paraboliche. Provate a confrontarle con quelle del cavallo, sono più di cinque volte più grandi. Le orecchie servono per ascoltare. In un mondo ove tutti parlano e pochi ascoltano, ove l’impulso narcisistico a mettersi in mostra e esibirsi, il bisogno di primeggiare sono sempre più forti, ove ognuno sente la necessità di raccontarsi e di stare sul palcoscenico, un amico dalle lunghe orecchie che sta lì ad ascoltarci è una grande cosa. E l’ascolto dell’asino è la sua disponibilità, è la sua accoglienza, la sua tranquillità. Ascoltare significa com-prendere, cioè prendere dentro, contenere, condividere emotivamente, partecipare l’esperienza dell’altro. È quanto raccomando incessantemente ai genitori: ascoltate i vostri figli, ascoltateli in silenzio.
Impariamo dagli asini, impariamo ad ascoltare. Le orecchie dell’asino rappresentano la sua accettazione incondizionata e acritica, senza giudizi e senza moralismi. Eppure storicamente le orecchie d’asino sono il simbolo della somaraggine e hanno terrorizzato gli scolari di tutte le generazioni.
La testa d’asino con le sue lunghe orecchie diventa il cappello del giullare. Perché il giullare ha le orecchie d’asino? Perché è matto. Nel Medioevo la testa d’asino era il simbolo della follia. E la follia non appartiene al mondo umano, appartiene al mondo divino. E la follia, in queste lunghissime orecchie dell’asino, che indicano attenzione, porta il segno della sapienza. E la follia è anche il prezzo della libertà. Ma soprattutto “asino” è l’appellativo che si attribuisce a un comportamento che non si piega, che ha una sua logica, che segue un suo dinamismo interno. Insomma ad un comportamento che non riusciamo ad addomesticare. Infatti il cavallo, che è uno spirito gregario, ha bisogno di essere domato, sottomesso al padrone, e in caso di pericolo per il suo padrone è pronto a sacrificarsi in suo luogo. Al contrario l’asino, che è uno spirito indipendente, non ha bisogno di doma, può solo essere abituato a determinate mansioni, addestrato, ma solo nel rispetto della sua libertà e autonomia. In caso di pericolo per il suo padrone, pensa prima alla sua salvezza non curandosi di altro. Se l’appellativo “asino” si riferisce ad una personalità libera, indipendente, non influenzabile e canalizzabile, ad una natura che non si lascia sottomettere e dominare, be’ allora dare dell’asino a qualcuno dovrebbe essere un complimento.

 di Eugenio Milonis
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