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​Un giovane su quattro ha le mani in pasta

18.05.15

​Mai cosi diffusa la cultura del cibo tra le nuove generazioni in Italia. L’indagine Coldiretti/Censis

Cambiano gli stili di vita con quasi un giovane su quattro (24,5 per cento) tra i 18 ed i 34 anni, che si gratifica ai fornelli mentre la cucina e il buon cibo si affermano tra le nuove generazioni come primarie attività di svago, relax e affermazione personale. E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti/Censis dalla quale si evidenzia il ritorno di una tendenza del dopoguerra dalla quale si discosta però per il fatto che la passione giovanile per la cucina oggi ha contagiato praticamente in egual misura uomini e donne. Emerge una mascolinità di nuovo conio che esprime la sua soggettività in termini creativi nel rapporto con la cucina, con la manipolazione del cibo che si afferma come una modalità attraverso la quale si esprime se stessi. 
Lo show cooking casalingo per gli amici si afferma come appuntamento nei week end e trascina il boom dell’informazione legata all’enogastronomia con il 32,6 per cento dei giovani che legge e utilizza ricettari magari acquisiti su internet, il 31,9 per cento che segue programmi televisivi di cucina,  il 13,9 per cento che non si perde i consigli di chef celebri. E particolare attenzione viene riposta nella scelta degli ingredienti con una tendenza elevata alla ricerca di materie prime fresche e genuine a chilometri zero direttamente dai produttori agricoli o nei mercati di Campagna Amica.
La passione per il cibo si esprime anche fuori casa con quasi tre giovani under 35 anni su quattro (71 per cento) soprattutto nel fine settimana partecipano al rito dell’apericena, ovvero il mix tra il rito dell’aperitivo e la cena a base di stuzzichini. Anche grazie alla molteplicità di offerte messe a disposizione dei locali, l’aperitivo in chiave moderna è diventata l’occasione per accompagnare il necessario contenimento delle spese con una attenzione alla qualità dell’alimentazione. Un modo per assaggiare e imparare a conoscere i diversi tipi di vino di cui è particolarmente ricca l’Italia, ma anche per gustare formaggi, salumi, olive o anche semplicemente pizzette speciali, il tutto a costi estremamente contenuti. Non mancano casi in cui vengono organizzate serate a tema con prodotti a chilometro zero del territorio o prove di conoscenza su vini territoriali.
Degustare prodotti e vini tipici di qualità è pratica collettiva più urbana, di ceti attivi e più giovani, testimonianza di una contemporaneità del rapporto con il valore dei territori che si condensa in prodotti che incorporano la tipicità locale, magari da ricercare negli agriturismi nelle campagne adiacenti. E infatti il 48,9 per cento degli under 35 a partecipare a iniziative di degustazione, ovvero 5,4 milioni di cui è il 4,8 per cento a farlo regolarmente e il 44,1 per cento di tanto in tanto.
La riscoperta del valore del cibo da parte dei giovani è confermata dalle elevate iscrizioni a corsi di sommelier ma anche da quanti vedono nel cibo una opportunità di lavoro con l’apertura di osterie, vinerie, ristoranti. Non è un caso che l’alberghiero ha raggiunto ben il 9,3 per cento del totale delle iscrizioni al primo anno delle scuole secondarie e si posiziona al secondo posto, dopo lo scientifico, fra i più richiesti in Italia. Nell’Italia del futuro ci saranno più di due cuochi per ogni operaio, sulla base delle iscrizioni alle prime classi scuola secondaria di secondo grado, statali e paritarie, nell’anno scolastico 2014/2015.
Il boom dei giovani che si mettono ai fornelli conferma il trend che vede oggi in Italia quasi uno studente su quattro scommettere su una prospettiva di lavoro futuro nell’agricoltura e nel cibo; più in generale, il sempre crescente interesse per la cucina e il mangiar bene è anche figlio dei primati che l’Italia ha conquistato in questi anni in termini di qualità dei suoi prodotti agroalimentari  e che è una delle leve principali che spingono i visitatori stranieri a venire in Italia per l’Expo.
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