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Viaggio nel mondo del vino di qualità

25.03.15

Dal Vinitaly, numeri e curiosità di uno dei settori di punta dell’eccellenza agroalimentare italiana

Si conclude oggi a Verona il Vinitaly, appuntamento imperdibile per esperti e operatori del settore vitivinicolo: una full immersion appassionante, con oltre 4mila espositori e 155mila visitatori. Ecco alcuni dati e qualche curiosità dall’edizione 2015.

I numeri del vino in Italia. In controtendenza all’andamento del Pil, il fatturato del vino e degli spumanti in Italia cresce ancora dell’uno per cento e raggiunge nel 2014 il valore record di 9,4 miliardi per effetto soprattutto delle esportazioni che hanno raggiunto i 5,1 miliardi (+1,4 per cento) mentre è risultato praticamente stagnante il valore delle vendite sul mercato nazionale che sono risultate attorno ai 4,3 miliardi. Nel 2014 in Italia la produzione di vino è stata a 41 milioni di ettolitri con un calo del 12 per cento rispetto all’anno precedente che ha provocato anche la perdita del primato mondiale nella produzione di vino a vantaggio della Francia. Il buono stato di salute del vino italiano traina l’occupazione in agricoltura che in controtendenza fa registrare un andamento positivo nel 2014. Si stima che il vino abbia offerto durante l’anno opportunità di lavoro ad un milione e duecentocinquantamila italiani tra quanti sono impegnati direttamente in vigne, cantine e nella distribuzione commerciale, ma anche in attività connesse, di servizio e nell’indotto che si sono estese negli ambiti più diversi.  

Consumi. Dall’inizio della crisi è sparito dalle tavole degli italiani un bicchiere di vino su cinque ed i consumi di vino sono scesi al minimo storico dall’Unità d’Italia nel 1861. Nel nostro Paese sono crollati gli acquisti di vino delle famiglie e i consumi nazionali sono scesi attorno ai 20 milioni di ettolitri, dietro Stati Uniti e Francia, con un taglio del 19 per cento dall’inizio della crisi nel 2008. Se la media di consumo è al di sotto dei 37 litri a persona, solo il 21 per cento degli italiani beve vino tutti i giorni e addirittura quasi la metà degli italiani (48,4 per cento) non lo beve mai durante l’anno, secondo elaborazioni Coldiretti su dati Istat. In Italia si beve meno, ma si beve meglio con il formato più venduto che è stato quello delle bottiglie da 0,75 litri a denominazione d’origine che può contare su una offerta Made in Italy di 74 etichette Docg, 341 Doc e 123 Igt. I vini più richiesti sono Chianti, Lambrusco, Vermentino, Barbera, Bonarda, Montepulciano d’Abruzzo, Nero d’Avola, Morellino e Dolcetto, ma crescono anche il Pecorino, l’Aglianico e il Pignoletto a conferma del successo dei vini autoctoni.   
  
Bellezza. Anche in questo campo, l’offerta è ampia e variegata. Si va dai cosmetici allo spumante come la crema anti-età e quella per il trattamento per il corpo che sono davvero unici perché in loro l’evanescenza e l’effervescenza delle bollicine vengono trasferite sulla pelle ossigenandola a lungo. Questi prodotti sfruttano le proprietà di un potente antiossidante contenuto nello spumante che contrasta invecchiamento cutaneo e i processi infiammatori. Ma i preziosi alleati dalla vigna alla bellezza naturale sono diversi, come lo scrub al Verdicchio, particolarmente adatto per le pelli sensibili, o quello al vinacciolo che assicura un’efficace azione sebo-normalizzante, purificante, idratante e antibatterica. I granuli dei vinaccioli, macinati finemente, permettono l’asportazione delle impurità e del sebo svolgendo una pulizia profonda e un’efficace azione levigante lasciando la pelle pulita, liscia, idratata e luminosa. Non mancano altre “chicche”, come gli stick labbra all’olio di vinaccioli, il dopobarba all’amarone o il detergente all’uva.    
Imitazioni.
Dal Bordolino nella versione bianco e rosso con tanto di bandiera tricolore al Meer-secco, ma ci sono anche il Barbera bianco prodotto in Romania e il Chianti fatto in California, il Marsala sudamericano e quello statunitense e il Kressecco tedesco tra le contraffazioni e imitazioni dei nostri vini e liquori più prestigiosi che complessivamente provocano perdite stimabili in oltre un miliardo di euro sui mercati mondiali alle produzioni Made in Italy. Sulla spinta delle tensioni politiche e commerciali che sono culminate con l’embargo da parte della Russia è anche arrivato il Prosecco  Made in Crimea. Un problema altrettanto grave è la progressiva diffusione di bottiglie cosiddette “Mafia sounding” fondate su scandalose operazioni di business che fanno leva sugli episodi, i personaggi e le forme di criminalità organizzata più dolorose ed odiose che danneggiano l’immagine dell’Italia nel mondo come il “Fernet Mafiosi” (con tanto di gangster e pistola in etichetta) che viene venduto in Germania, uno degli Stati europei dove la presenza degli italiani è maggiore.
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made in italy; vinitaly; consumi; vino;